Negli ultimi giorni sentiamo parlare spesso della "fase due" per quanto riguarda il controllo dei contagi da Coronavirus nel nostro paese; si discute anche di un'applicazione per smartphone che consentirebbe ai cittadini di compilare l'autocertificazione per gli spostamenti e di ricevere un avviso (notifica, SMS, ecc.) in caso di contatto con una persona infetta da COVID-19.

In molti hanno ipotizzato in che modo potrebbe avvenire il tracciamento, se tramite geo-localizzazione o altro sistema, sollevando tanti dubbi riguardo alla probabile violazione della privacy.

Big data is watching you
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Ieri (17 aprile 2020) è stato finalmente reso pubblico il nome della società che si è aggiudicata il contratto statale per lo sviluppo/concessione di un'app atta allo scopo: Bending Spoons SpA fornirà in licenza gratuita l'uso dell'applicazione Immuni, sviluppata in collaborazione con il Centro medico Santagostino. Stando alle prime informazioni rilasciate, dovrebbe avvalersi solo del Bluetooth, garantire l'anonimato e non utilizzare la geo-localizzazione; il suo utilizzo sarà inoltre esclusivamente su base volontaria.

Se queste informazioni possono tranquillizzare chi è interessato a tutelare la propria privacy, d'altra fanno sorgere dubbi sull'efficacia del sistema. La positività dell'utilizzatore viene stabilita in base a quanto egli stesso decide di far sapere all'app; solo dal momento in cui si dichiara positivo al COVID-19, il sistema si attiverà per avvisare tutte le persone che sono venute a contatto con lui. Quale sarà quindi l'impatto di questa applicazione se il suo uso è su base totalmente volontaria?  Sarà davvero utile allo scopo? Dopo esserci posti queste domande obbligatorie, dato che le informazioni in nostro possesso sono ancora troppo poche, vediamo quali potrebbero essere altre soluzioni al problema.

Un team di ricercatori dell'Istituto di Ricerca Biomedica dell'Università di Salamanca (Spagna) ha progettato una soluzione per aiutare nella gestione della crisi. L'idea alla base è fornire un prodotto utile a tutti i cittadini, compresi i sanitari; il sistema aiuterebbe a prendere decisioni intelligenti usando algoritmi di intelligenza artificiale, monitorando l'andamento dei casi di COVID-19 così da poter agire immediatamente su un'area specifica, ad esempio applicando misure di quarantena più stringenti.

Grazie all'uso della Blockchain è possibile fornire ad ogni cittadino un'identità digitale completamente anonima, controllata da una chiave privata. Questa darebbe accesso ai risultati del test di positività, consentendo maggior libertà alle persone di cui si sia verificata la negatività. La raccolta dei dati in forma anonima supporterebbe il governo nel prendere decisioni in merito alle misure di allontanamento sociale e di quarantena. Proprio riguardo all'allontanamento sociale, il sistema coordinerebbe anche il "traffico pedonale" per limitare la quantità di persone presenti in un determinato luogo.

Casos de Covid-19 no Porto, Portugal (9.04.2020)
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Quali che siano la soluzioni proposte e/o approvate, a mio parere dovranno essere accompagnate dal codice sorgente, consentendone l'analisi da parte degli esperti del settore, per garantire che le soluzioni di sicurezza e protezione della privacy siano rispettate. Oltretutto ogni discorso riguardante la privacy cadrebbe nel momento in cui un governo decidesse di geo-localizzare i cittadini e di rendere obbligatorio per gli spostamenti l'uso di un'applicazione per il monitoraggio a codice sorgente chiuso .
Infatti il 19 Marzo 2020 è stata adottata in Europa una dichiarazione sul trattamento dei dati personali nel contesto dell'epidemia COVID-19 riguardo all'uso dei dati di localizzazione da dispositivi mobili:

"Quando non è possibile elaborare solo dati anonimi, la direttiva e-privacy consente agli Stati membri di introdurre misure legislative per salvaguardare la sicurezza pubblica (articolo 15)."

Nel frattempo possiamo solo continuare a mantenere buonsenso ed un comportamento corretto per salvaguardare la nostra salute e quella del prossimo.