Ricordo ancora la prima volta che consultai il CIA World Factbook, forse era il 2007 o 2008. Al tempo ero impiegato in una società svizzera che operava nel settore dell'import export alimentare, volevo approfondire la situazione di alcuni fornitori asiatici e mi imbattei in quella che sembrava una miniera inesauribile di informazioni geopolitiche, economiche e statistiche. Ciò che mi colpì non fu solo l'accuratezza dei dati, ma il fatto che provenissero direttamente dalla Central Intelligence Agency e fossero liberamente accessibili a chiunque. Negli anni il servizio migliorò costantemente aggiungendo anche immagini: le fotografie erano di una qualità eccezionale scattate dagli stessi agenti sul campo e gentilmente concesse al pubblico dominio.
Il 4 febbraio 2026 la CIA ha annunciato la chiusura definitiva del progetto. Un'era si è conclusa. Vale la pena ripercorrerne la storia per capire come uno strumento di intelligence classificata si sia trasformato in uno dei riferimenti open source più autorevoli del panorama informativo globale.
Siamo nel 1943. Gli Stati Uniti stanno combattendo su due fronti contro le potenze dell'Asse e il fallimento dell'intelligence a Pearl Harbor è ancora una ferita aperta nell'amministrazione Roosevelt. Il Presidente chiede al Generale William Donovan, nominato a capo del neonato Office of Strategic Services (OSS), di riorganizzare radicalmente il sistema di raccolta e analisi delle informazioni.
Donovan comprende un principio fondamentale: senza un solido strato di "basic intelligence", informazioni fattuali e verificabili, qualsiasi valutazione strategica rischia di collassare su se stessa. Se pensiamo all'intelligence come a una piramide, la basic intelligence ne costituisce la base: dati geografici, demografici, economici, infrastrutturali. Esclusivamente da questo presupposto si può costruire la "current intelligence" (analisi degli sviluppi recenti) e la "estimative intelligence" (previsioni e valutazioni probabilistiche).
Nel 1943 nasce così il programma JANIS (Joint Army Navy Intelligence Studies), primo tentativo interdisciplinare di produrre intelligence di base. Tra aprile 1943 e luglio 1947 vengono pubblicati 34 studi JANIS, strumenti essenziali per comandanti e strateghi militari. George S. Pettee, studioso di sicurezza nazionale, coniò il concetto nel 1946: “Il mantenimento della pace coinvolge tutti i paesi, tutte le attività umane, non solo il nemico e la sua produzione bellica”.
La transizione: da Classified a Unclassified
Con il National Security Act del 26 luglio 1947 nasce ufficialmente la CIA. Il primo ottobre dello stesso anno l'Agenzia assume il controllo del programma JANIS, che viene ribattezzato National Intelligence Survey (NIS). La missione rimane invariata: fornire a decisori politici e militari dati aggiornati, mappe e materiali di riferimento.
Nel 1954 la Hoover Commission's Clark Committee, incaricata di valutare struttura e amministrazione della CIA, riafferma in un rapporto al Congresso del 1955 l'importanza strategica del NIS: "Il National Intelligence Survey è una pubblicazione di inestimabile valore che fornisce gli elementi essenziali dell'intelligence di base su tutte le aree del mondo. Ci sarà sempre la necessità di mantenere aggiornato il Survey."
È nel 1971 che avviene la svolta. Viene creato il Factbook come sintesi annuale degli studi NIS. Nel 1973 il Factbook sostituisce completamente le enciclopediche pubblicazioni NIS, diventando lo strumento primario di basic intelligence della CIA. Due anni dopo, nel 1975, il Factbook viene reso pubblico. Nel 1981 assume il nome definitivo: The World Factbook.
L'era digitale: da Langley al World Wide Web
Il 1997 segna il salto nell'era digitale. The World Factbook approda su CIA.gov e diventa immediatamente un fenomeno globale, raccogliendo milioni di visualizzazioni annue. L'accessibilità tramite web trasforma radicalmente la natura del prodotto: da strumento riservato alla comunità dell'intelligence a risorsa aperta per ricercatori, organi di stampa, docenti, studenti e viaggiatori internazionali.
La CIA sottolinea un aspetto che, per chi si occupa di sicurezza delle informazioni, ha un valore particolare: alcune delle oltre 5.000 fotografie presenti nel Factbook provenivano dalle collezioni personali degli ufficiali dell'Agenzia, donati per uso pubblico e rilasciate in pubblico dominio, senza vincoli di copyright. In quegli anni un gesto di apertura inusuale per un'organizzazione il cui mestiere era, per definizione, l'opacità.

Il World Factbook rappresentava uno standard di riferimento per la verifica delle fonti. Quando si analizzano dataset internazionali, flussi di comunicazione cross-border o si conducono ricerche su attività transnazionali, disporre di una fonte autorevole, aggiornata e verificabile per dati di base come: popolazione, PIL, infrastrutture di telecomunicazione e sistemi legali diventa cruciale.
Le informazioni erano raccolte da analisti professionisti, incrociate con fonti governative, organizzazioni internazionali e dati sul campo. In un'epoca in cui la disinformazione è diventata un'arma strategica non era cosa di poco conto poter consultare anche quelle informazioni.
La chiusura: fine di un'era o trasformazione del paradigma?
Il 4 febbraio 2026 la CIA annuncia la chiusura del World Factbook. Nell'articolo di commiato, l'Agenzia scrive:
"Anche se il World Factbook non c'è più, nello spirito della sua portata globale e della sua eredità, speriamo che continuerete a essere curiosi riguardo al mondo e a trovare modi per esplorarlo... di persona o virtualmente."
La parabola del CIA World Factbook ci offre alcune riflessioni applicabili alla gestione della sicurezza delle informazioni:
- Classificazione dinamica: Informazioni che nascono classificate possono perdere il loro valore strategico col tempo. La declassificazione controllata può trasformarsi in un asset reputazionale.
- Open source come strategia: Condividere dati di base può costruire fiducia e autorevolezza, creando uno standard di riferimento che altri soggetti adotteranno.
- Ciclo di vita dell'informazione: Anche le risorse informative più consolidate hanno un termine. Riconoscere quando un asset informativo ha esaurito la propria funzione è parte della governance del dato.
- Eredità digitale: Le oltre 5.000 fotografie e i dati storici del Factbook costituiscono un patrimonio documentale che, si spera, verrà preservato in archivi accessibili per ricerca storica e accademica.
Quello che rimane: Archive.org
Per i più curiosi la chiusura di una risorsa come il World Factbook pone un problema concreto: come accedere a dati storici che potrebbero essere necessari per analisi retrospettive, ricerche su eventi passati o semplicemente per verificare l'evoluzione di determinati parametri geopolitici nel tempo?
La risposta si trova, come spesso accade, su Archive.org e la sua Wayback Machine. Una rapida analisi delle snapshot archiviate rivela un'attività di archiviazione particolarmente intensa tra il 2021 e il 2025 (per la versione più recente, lasciamo ai più ostinati la ricerca delle prime pubblicazioni: si trovano ad un URL diverso, ma ci sono).

Ora non ci rimane che spulciare quello che Archive.org ha salvato. Per un ricercatore, questo significa:
- Accesso a dataset storici: possibilità di confrontare dati demografici, economici e infrastrutturali attraverso decenni di pubblicazioni.
- Verificabilità temporale: capacità di dimostrare quali informazioni fossero disponibili pubblicamente in un determinato momento storico.
- Analisi evolutiva: tracciare come la CIA abbia modificato le proprie valutazioni su specifici paesi o regioni nel corso del tempo.
L'archiviazione digitale diventa così una forma di resilienza informativa. Quando una fonte primaria viene dismessa, l'ecosistema OSINT si adatta, preservando e ridistribuendo la conoscenza attraverso canali alternativi. È la dimostrazione pratica di un principio che ogni esperto di sicurezza delle informazioni dovrebbe tenere a mente: nella rete, pochissime cose scompaiono veramente. Si trasformano, migrano, vengono replicate.
Archive.org rappresenta oggi l'unico punto di accesso pubblico al patrimonio informativo del World Factbook. Un'eredità digitale che continuerà a servire analisti, ricercatori e professionisti per gli anni a venire, testimoniando ancora una volta come il concetto di "pubblico dominio" nell'era digitale assuma dimensioni che vanno ben oltre le intenzioni originali del creatore.
Il CIA World Factbook è stato molto più di una raccolta di statistiche. È stato il simbolo di come l'intelligence possa dialogare con il mondo aperto, di come la trasparenza selettiva possa convivere con le operazioni classificate, di come uno strumento nato per la guerra fredda abbia saputo adattarsi all'era digitale.
Per chi ha utilizzato il Factbook, anche solo per organizzare più consapevolmente la prossima vacanza, la sua chiusura rappresenta la fine di un punto di riferimento. Ma forse è anche l'occasione per ricordarci che nell'era dell'infodemia, il vero valore non sta nella quantità di dati disponibili, ma nella capacità di verificarli, contestualizzarli e interpretarli criticamente.
In fondo è esattamente ciò che la basic intelligence ha sempre fatto: costruire fondamenta solide su cui edificare comprensioni più complesse. Quell'insegnamento sopravvivrà al Factbook stesso, e ad ogni modo anche l'Italia ha il suo Factbook! Mantenuto dall'Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: https://www.viaggiaresicuri.it
Fonti:
CIA, "Spotlighting The World Factbook as We Bid a Fond Farewell", 4 febbraio 2026

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