Nell'attuale situazione di emergenza è facile cadere nel pessimismo e avere visioni catastrofiche sul futuro, nonostante le esortazioni  degli esperti a preparsi per ripartire e a pensare positivo imparando dagli errori. Certo la facilità nel dar credito a narrazioni semplicistiche sulla situazione o patetiche nei confronti di chi ha sofferto gravi perdite per l'epidemia, dovrebbe farci riflettere e aiutarci ad avere il giusto pensiero critico in merito all'emergenza.

Se la ricerca di informazioni attendibili risulta fondamentale per gestire correttamente la situazione, nello stesso tempo l'incremento di contenuti informativi che avviene durante una crisi globale è direttamente proporzionale ai potenziali fraintendimenti generati. Tradizionalmente è compito dei giornalisti selezionare e comunicare al pubblico notizie comprensibili, ma l'avvento di internet ha dato la possibilità a chiunque di pubblicare informazioni, e termini quali "fake news" e "infodemia" hanno iniziato a far parte del lessico comune.

L'enciclopedia Treccani definisce infodemia: s. f. Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. [...]

Nel corso di una pandemia questo problema non è relativo solamente alle informazioni di pubblico dominio, ma colpisce anche quelle più riservate; lo dimostra questo articolo del Sole 24 ore, pubblicato il 26 marzo 2020: "Coronavirus, Copasir a Conte: stop agli intralci sulle informazioni dei Servizi".

Per comprendere quello che il Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), che ha il compito di vigilare sulle agenzie di sicurezza nazionale, chiede al premier Conte, bisognerebbe procedere a una attenta analisi del comunicato; sopratutto in contesti di sicurezza notiamo la delicatezza strategica di gestire i flussi di informazioni nel modo più efficiente possibile.

La situazione attuale potrebbe essere confrontata con analoghe situazioni del passato; Peter Tompkins giornalista americano e spia dell'agenzia OSS (Office of Strategic Services) a Roma durante la seconda guerra mondiale, potrebbe aiutarci a comprendere come i servizi di sicurezza ottengono le informazioni che vengono successivamente inviate ai governi.

Tompkins si trovò in una situazione che potremmo definire da infodemia di altri tempi: gli venne affidato il compito di ottenere informazioni sugli spostamenti e le strategie dell'esercito tedesco, per questo dovette organizzare il sistema di informazione tramite radio clandestine infiltrate da agenti in territori allora sotto il controllo tedesco. Gli americani potevano contare sul supporto di Ultra, il sistema inglese di decrittazione dei messaggi tedeschi scambiati con le macchine Enigma. I risultati di Ultra però tardavano ad arrivare: le informazioni passavano da Bletchley park al Comando Centrale di Churchill per poi essere distribuiti a un numero ristretto di comandanti in modo sicuro. Questo era motivato dal timore che i tedeschi si accorgessero della fuga di notizie e riparassero la "falla", ma i tempi in cui le informazioni giungevano a destinazione erano troppo lunghi.

Nel saggio intitolato:"L'altra resistenza" Tompkins descrive una delle situazioni in cui spesso si trovava, nella quale l'unica soluzione era usare sensibilità e intuito per scegliere quali informazioni riportare ai vertici.

La mattina seguente, il 24 gennaio, Cervo[1] era già uscito e rientrato prima che io avessi fatto colazione. Ben presto arrivò il primo di una lunga serie di bigliettini provenienti dalle fonti più diverse: dai vari partiti, da Coniglio[2], da organizzazioni secessioniste mai sentite prima, come il Movimento comunista cattolico, e persino da qualche parroco: tutti con frammentarie informazioni sui tedeschi. Mentre li esaminavo, mi resi conto che la soluzione al problema prioritario di soddisfare la richiesta della base di avere informazioni sui movimenti nemici era ancora lontana.
Da un punto di vista tecnico, avrei dovuto essere felice da una tale massa di informazioni [...]

A questo punto l'autore si pone diversi quesiti sulla verifica delle fonti: è facile intuire la difficoltà di selezionare le notizie utili in un contesto bellico, e l'attendibilità di chi le comunica può vacillare alla minima discrepanza.

Tompkins definisce due strategie:

Avevo due alternative: organizzare un sistema di archiviazione e controllo per eliminare ripetizioni e incongruenze, oppure scartare gran parte delle informazioni  e mettere in atto un sistema di controllo interamente indipendente, attivo ventiquattr'ore su ventiquattro su tutte le maggiori arterie stradali da e per Roma. Ma come?
Chiamai Cervo e gli chiesi quali altre organizzazioni stessero trasmettendo informazioni di carattere militare per mezzo di radio clandestine. [...]

Il flusso di informazioni aumentò per via dell'esigenza di ottenere notizie da altre fonti in modo da poter essere usate come conferme, quindi agevolare l'agente nella scelta di informazioni da inviare al comando.

Tompkins si trovò a dover valutare un bollettino dei badogliani, che avevano una radio clandestina collegata con il Comando supremo italiano:

Ancora una volta mi ritrovai costretto a fidarmi dell'arma più indefinibile, rischiosa, ma spesso l'unica di cui disponga sia un giornalista sia un funzionario del servizio segreto: l'istinto. La prosa al pari della poesia, possiede certe sfumature quasi impercettibili per mezzo delle quali si può capire la veridicità o la falsità di un rapporto, osservando la costruzione delle frasi, la loro concisione, il tipo di parole qualificanti. Ebbene il bollettino di Franco[3] aveva per me il sigillo dell'autenticità. [...] Il mio istinto ci aveva visto giusto. Avevamo identificato tutte le principali unità tedesche che si stavano dispiegando contro la testa di ponte [...]

Al giorno d'oggi, in un normale contesto civile il contrasto alle cosidette fake-news assume comunque un ruolo centrale e diverse aziende si occupano di media intelligence, aiutando gli utenti a interpretare la mole di dati che generiamo sul web.

Con una breve ricerca sui motori di ricerca inserendo le parole chiave:"fake-news coronavirus" troveremo diversi portali istituzionali, come il Ministero della Salute e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che quotidianamente informano cittadini e giornalisti in merito alla pandemia in corso, identificando e sfatando le informazioni false.

La capacità del lettore nel porsi le domande giuste è la chiave, oggi come allora; anche se la tecnologia e il ruolo di cittadini ci aiuta a essere un po' più leggeri e deresponsabilizzati rispetto a Peter Tompkins.


[1] Maurizio Giglio - Nato a Parigi nel 1920 viveva a Roma con la famiglia. Tenente dell'81 Reggimento Fanteria a Roma, aveva partecipato alla campagna di Grecia, ferito e decorato sul campo. Il 10 settembre del 1943 prese parte ai combattimenti contro le truppe tedesche presso porta San Paolo. Quando vide i tedeschi occupare Roma e la sua stessa caserma Regina Margherita decise di raggiungere l'Italia liberata. Il 17 settembre a Benevento inizia la collaborazione con la Quinta Armata americana.
[2] Clemente Menicanti - Agente del SIM infiltrato nell'Italia del nord inviato da Brindisi, si offrì di andare a Roma con una radio per organizzare una rete di informatori.
[3] Identità sconosciuta - Fonte interna ai badogliani del colonnello Montezemolo, di origine austriaca ha frequentato corsi con l'esercito tedesco, collabora con l'OSS.

Bibliografia:

L'altra Resistenza di Peter Tompkins ISBN: 978885650122-3 edito da Il Saggiatore