Negli ultimi anni la mindfulness, concetto di derivazione orientale, ha conosciuto una rapida diffusione al di là dei contesti religiosi e clinici originari, trovando applicazione in ambiti eterogenei: educazione, sanità, sport e, in modo peculiare, nel mondo delle organizzazioni.
Nelle aziende la mindfulness viene spesso proposta come intervento volto a migliorare il benessere dei lavoratori, la qualità delle decisioni e la performance complessiva. Tuttavia, questa crescente popolarità solleva interrogativi teorici e critici: la mindfulness può essere considerata una tecnica neutra e strumentale oppure veicola, implicitamente, una specifica visione del soggetto, del lavoro e della società?
In questo articolo analizzeremo questa metodologia, concentrandoci principalmente sulle sue declinazioni nelle aziende, ma includendo anche una riflessione più ampia sugli altri campi di applicazione, esaminandone benefici, limiti e implicazioni ideologiche, basandoci sulla letteratura scientifica e filosofica recente.
Cos'è la Mindfulness?
Il termine mindfulness è comunemente tradotto in italiano come “consapevolezza” o “attenzione consapevole” e deriva dal concetto buddhista di sati. Nella sua formulazione più influente, il biologo e scrittore Jon Kabat-Zinn la definisce come "la consapevolezza che emerge dal prestare attenzione, intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante". Tale definizione ha costituito la base per la diffusione della mindfulness in contesti "laici", in particolare attraverso il protocollo clinico Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR).
La decontestualizzazione della mindfulness dalle sue origini buddhiste, se ne ha favorito l'integrazione nel mondo occidentale, anche per quanto riguarda le applicazioni scientifiche, ha tuttavia sollevato critiche e perplessità: si tratta solo di uno strumento o di una vera e propria dottrina?
Applicazioni e critiche
Nel contesto aziendale, la mindfulness viene frequentemente proposta come strumento di sviluppo individuale. La letteratura manageriale e psicologica attribuisce alla mindfulness effetti positivi su attenzione, regolazione emotiva, leadership e riduzione dello stress nel lavoratore. In ambienti caratterizzati da elevata complessità e ritmi pressanti, la mindfulness viene presentata come risorsa per migliorare la capacità di prendere decisioni informate e ridurre comportamenti reattivi.
Per esempio, la Metodologia Agile, attualmente tra i più gettonati modelli per lo sviluppo di progetti (principalmente in ambito informatico, ma non solo), presenta forti connessioni con la mindfulness; anche qui vengono richieste attenzione consapevole, capacità di adattamento, riduzione della reattività emotiva ecc.
Secondo Andrew R. Lee, l'applicazione della Metodologia Agile è favorita da un contesto già permeato dalla mindfulness.
Alcuni studi empirici suggeriscono che programmi di mindfulness possono contribuire a una diminuzione del burnout e a un miglioramento del benessere percepito, con effetti indiretti sulla produttività e sul clima organizzativo.
Nella normativa ISO 45003 si identificano una serie di rischi correlati allo stress da lavoro e si prevedono misure atte a mitigare i fattori psicologici e psicosociali che possono influenzare il benessere dei lavoratori. Come è possibile rilevare in questo articolo, molte delle strategie proposte integrano concetti legati alla mindfulness.
Accanto a tali evidenze, una parte crescente della letteratura mette in guardia contro l’uso acritico della mindfulness nelle organizzazioni. Autori come Purser e Loy parlano di McMindfulness, per descrivere una versione commercializzata della pratica, utile per adattare gli individui a contesti lavorativi disfunzionali piuttosto che per promuovere un cambiamento sistemico. Una delle principali criticità riguarda l’individualizzazione del disagio: lo stress viene interpretato come problema di gestione soggettiva dell’attenzione e delle emozioni, distogliendo l’attenzione da fattori organizzativi quali carichi di lavoro, precarietà, disuguaglianze di potere e culture aziendali tossiche. In questo senso la mindfulness preme perché sia l'individuo ad adattarsi al contesto, annullando del tutto quelle che possono essere le critiche al sistema e spingendo al conformismo.
Al di fuori dell’ambito aziendale, possiamo ritrovare la mindfulness soprattutto in campo clinico e educativo.
In ambito clinico risulta efficace nel trattamento di disturbi d’ansia, depressione ricorrente e dolore cronico, inserita in protocolli strutturati e supervisionati che ne limitano l’uso improprio.
In ambito educativo, la mindfulness viene utilizzata per favorire l’autoregolazione emotiva e l’attenzione, mentre nello sport e nella formazione artistica è impiegata come supporto alla performance. In questi casi emerge più chiaramente la dimensione formativa ed esperienziale della pratica, che non si esaurisce in obiettivi di efficienza.
Tecnica o ideologia?
Il dibattito teorico contemporaneo ruota attorno alla natura della mindfulness. Da un lato, essa può considerarsi una tecnica psicologica comprovata, utilizzabile in modo relativamente neutro. Tuttavia, numerosi autori sottolineano come anche le tecniche apparentemente neutrali incorporino presupposti normativi; la mindfulness, infatti, promuove una specifica concezione del soggetto: riflessivo, autoregolato, capace di accettazione e adattamento. Secondo alcuni critici, tra i quali citiamo Žižek e Purser, questa enfasi sull’interiorità può tradursi in una riduzione della dimensione conflittuale e collettiva del cambiamento sociale.
In questo senso, la mindfulness può assumere tratti ideologici quando viene presentata come soluzione universale al disagio contemporaneo, oscurando le determinanti sociali, economiche e politiche della sofferenza.
La mindfulness è quindi una pratica complessa e ambivalente, perennemente in bilico tra metodo e ideologia. In ambito aziendale può migliorare il benessere e la qualità del lavoro, ma solo se inserita in una riflessione organizzativa più ampia, non riducendola a mero strumento di adattamento individuale. Più in generale, la si può considerare una tecnica utile solo se supportata da rigore scientifico e consapevolezza critica, mentre può essere problematica e totalizzante se viene adottata in modo acritico, proponendo l'adeguamento del singolo soggetto al sistema come facile soluzione di tutti i mali.
Per approfondire:
Bröckling, U. (2016). The entrepreneurial self: Fabricating a new type of subject. Sage.
Good, D. J., Lyddy, C. J., Glomb, T. M., Bono, J. E., Brown, K. W., Duffy, M. K., Baer, R. A., Brewer, J. A., & Lazar, S. W. (2016). Contemplating mindfulness at work: An integrative review. Journal of Management, 42(1), 114–142.
https://doi.org/10.1177/0149206315617003
Hülsheger, U. R., Alberts, H. J. E. M., Feinholdt, A., & Lang, J. W. B. (2013). Benefits of mindfulness at work: The role of mindfulness in emotion regulation, emotional exhaustion, and job satisfaction. Journal of Applied Psychology, 98(2), 310–325.
https://doi.org/10.1037/a0031313
Kabat-Zinn, J. (1994). Wherever you go, there you are: Mindfulness meditation in everyday life. Hyperion.
Khoury, B., Sharma, M., Rush, S. E., & Fournier, C. (2015). Mindfulness-based stress reduction for healthy individuals: A meta-analysis. Journal of Psychosomatic Research, 78(6), 519–528.
https://doi.org/10.1016/j.jpsychores.2015.03.009
Lee, R. Andrew (2021). Cultivating Learning Agility Through Mindfulness: A framework and recommendations. In: The Age of Agility: Building Learning Agile Leaders and Organizations (Oxford University Press).
Purser, R. E., & Loy, D. (2013). Beyond McMindfulness. HuffPost.
Purser, R. E. (2019). McMindfulness: How mindfulness became the new capitalist spirituality. Repeater Books.
Williams, J. M. G., & Kabat-Zinn, J. (2011). Mindfulness: Diverse perspectives on its meaning, origins, and applications. Routledge Handbook of Mindfulness, 1–18.
Žižek, S. (2001). From Western Marxism to Western Buddhism. Cabinet Magazine, 2, 28–33.

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