Come ormai noto, il white paper di Bitcoin viene reso pubblico nella seconda metà del 2008, anno dal quale hanno avuto inizio le criptovalute come le conosciamo oggi.
Facciamo un "piccolo" passo indietro di circa 30 anni per capire meglio come si è arrivati a Bitcoin e a tutto quello che oggi gira intorno ad esso.

Nel 1982 David Chaum, pubblica un paper in cui parla della possibilità di far funzionare un sistema di pagamento anonimo usando la crittografia:

BLIND SIGNATURES FOR UNTRACEABLE PAYMENTS
Questo estratto che arriva ai nostri giorni dal lontano 1983 (wikidata)

David Chaum - CC0 Creative Commons

Le idee espresse da Chaum sulla crittografia saranno alla base della visione del movimento Cypherpunk, del parleremo in modo più dettagliato prossimamente.

Chaum decide di mettere in pratica le le sue idee nel 1990, fondando DigiCash Inc.: gli utenti potevano concludere transazioni usando un software proprietario che permetteva di "prelevare" moneta da una banca attraverso l'uso di chiavi crittografiche; questo consentiva di inviare pagamenti anche ad altri utenti.
Di fatto, DigiCash è stata una delle prime compagnie sostenitrici della crittografia a chiave pubblica e privata, lo stesso principio di base utilizzato oggi dalle criptovalute.

Secondo un profilo redatto da CoinDesk, il progetto DigiCash di Chaum "è arrivato ad un passo dal raggiungimento di un livello globale di successo".
Tuttavia, alla fine non è riuscito a far crescere la propria base di utenti a dimensioni sufficienti per supportare le sue operazioni.

Un ostacolo al potenziale successo di DigiCash è stato il fatto che una serie di potenziali accordi con banche e società di carte di credito siano andati a vuoto.
Se DigiCash fosse riuscito a garantire una partnership con uno o più importanti istituti finanziari, avrebbe avuto maggiori probabilità di sopravvivere nel mondo finanziario in rapida digitalizzazione.
Solo una banca degli Stati Uniti, la Mark Twain Bank, usò DigiCash come sistema per micro pagamenti tra il 1995 e il 1998.

Infatti, nel 1998, DigiCash dichiara fallimento e tutti i suoi asset vengono acquisiti da eCash Technologies; nel 2002 eCash Technologies viene acquisita a sua
volta da InfoSpace (ora Blucora, provider di servizi internet), spegnendosi nel corso degli anni fino a che Due Inc. ne acquisisce il marchio nel 2016

Sebbene DigiCash avesse compiuto il primo passo, ancora non bastava; le transazioni erano anonime e digitali, ma richiedevano comunque il passaggio attraverso DigiCash stessa ed una banca, il che non rientrava nel concetto di decentralizzazione delle transazioni voluto dal creatore di Bitcoin vent'anni più tardi.

Quindi nello stesso anno in cui DigiCash fallisce, un laureato della Washington University di nome Wei Dai pubblica un paper che descrive una nuova moneta (B-Money), "anonima, distribuita e decentralizzata".

B-Money però rimase soltanto un'idea; col senno di poi, potremmo definire Bitcoin come l'implementazione pratica di quanto descritto in quel paper.
Ci sono abbastanza punti in comune da far credere che sia Dai la persona dietro allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto?

Wei Dai ha contribuito moltissimo al mondo delle criptovalute, tanto che il suo lavoro venne citato nel white paper di Bitcoin; inoltre proprio il suo nome venne scelto per l'unità più piccola di Ethereum (1 Ether = 1,000,000,000,000,000,000 Wei)

Volendo fare un passo in avanti, avvicinandoci alle criptovalute come le conosciamo oggi, sempre nel 1998 Nick Szabo propone la sua versione di valuta digitale: Bit Gold.

Nick Szabo - bitcoin.com

Partendo dal presupposto che l'oro fisico ha due grandi problemi, la dimensione e la sicurezza dello stoccaggio, pensa a come riprodurne una versione digitale.
Viene richiesto del lavoro da parte dei "miner" per generarlo, la sua quantità dev'essere limitata e non dev'essere soggetta al controllo di un'autorità centrale.
Questa versione digitale dell'oro è quanto di più vicino ci sia all'implementazione finale di Bitcoin.

C'è tuttavia un pericolo importante che può verificarsi nel mondo della finanza digitale, e dal quale quella tradizionale è immune (almeno in teoria): la doppia spesa.
Una volta creati i dati delle transazioni, questi potrebbero essere riprodotti con un semplice copia e incolla dando origine a truffe; la maggior parte delle valute digitali risolve il problema affidando il controllo ad un'autorità centrale che tiene traccia del saldo di ciascun conto.
Questo era però inaccettabile per Szabo, che oggi afferma: "Stavo cercando di imitare il più fedelmente possibile le caratteristiche di sicurezza e fiducia dell'oro, e soprattutto, non dipendere da un'autorità centrale." Bitgold rimase solo una proposta e non venne mai implementato.

E oggi? Cosa ne pensano le istituzioni?
Leggi l'articolo sulle regolamentazioni in Europa

NOTA DELL'AUTORE

Altre valute digitali sono state create in questi decenni; sono state prese in considerazione solo quelle che, a mio parere, descrivono meglio il percorso fatto dai pionieri della crittografia e della finanza digitale che ha portato alla creazione della prima criptovaluta con un impatto globale importante.