Tedar stava guardando fisso per terra, preso da chissà quali pensieri, quando arrivarono i suoi tormentatori. Un gruppo di ragazzini che da tempo lo aveva scelto come vittima prediletta per i loro scherzi. Gli dei avevano giocato un brutto scherzo a Tedar; qualcosa nella sua testa non funzionava nel verso giusto, ed era apparso strano fin da bambino. Capace di bloccarsi per ore a contemplare un dettaglio insignificante, aveva in realtà una memoria prodigiosa e sapeva fare i conti meglio di suo padre e dei fratelli. Tuttavia era conosciuto da tutti come lo scemo del quartiere.

I ragazzini iniziarono a motteggiarlo, ma Tedar lì ignorò, tutto preso a esaminare i ciottoli della strada. Poi presero a tirargli dei sassolini, colpendolo sulla schiena. Si girò verso il branco, sfoderando un sorriso ebete, poi riprese la sua misteriosa occupazione. Quelli allora, non soddisfatti, passarono a tirargli pietre sempre più grosse. Una di queste lo ferì alla testa; lui cacciò un urlo acuto e continuo, e i ragazzini si misero a ridere, insultandolo: «Scemo! Scemo!» Colti da una crudele frenesia, presero a girargli intorno gridando e spaventandolo. Tedar si rannicchiò su se stesso, continuando a urlare, finché non spuntò fuori suo fratello Olin.

Presa una manciata di pietre da terra, costui la lanciò con rabbia contro i ragazzini: «Andatevene via, mocciosi!»

Il branco fu messo in fuga, e Olin corse dal fratello maggiore, che non la smetteva di urlare. Esaminò la ferita, ma non era niente di grave, cercò quindi di tranquillizzarlo:

«Calmati Tedar, se ne sono andati. Ora ti lasceranno in pace. Dai, fammi vedere cosa stavi facendo.»

Oltre a essere suo fratello, Olin era l'unico amico di Tedar; solo lui infatti aveva la pazienza di ascoltarlo. Dopo essersi calmato, tornò a fissare i ciottoli, riprendendo da dove si era interrotto. Il fratello restò a osservarlo, seduto su un gradino poco lontano. Poi, quando fu ora di cena, lo andò a chiamare per farlo rientrare a casa. Mentre s'incamminavano per la via, Tedar esclamo: «centodiecimilacinquecentotrentasette!»

«Che cosa?» chiese Olin

«Le pietre, sulla strada. Da casa a qui, ne ho contate centodiecimilacinquecentotrentasette...»

Piles of coffee bags.
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«Dunque Olin, ci sarebbe questo mugnaio giù al Braccio Orientale; ha il mulino lì sul fiume e ha bisogno di una mano a trasportare i sacchi di farina. Gli servirebbero due uomini robusti, era già d'accordo con me perciò gli ho detto che avrei portato anche mio figlio. Un lavoretto facile che ci farà guadagnare un po' di farina.»

Il padre di Olin viveva alla giornata, e lavorava solo quando era necessario per far mangiare la famiglia. Le occupazioni che riusciva a trovare erano tutte così; svegliarsi presto al mattino, rompersi la schiena tutto il giorno e portare a casa un misero guadagno. A Olin non piacevano questi lavori, e li evitava ogni volta che poteva. Ma stavolta non c'erano scuse, e l'indomani sarebbe dovuto andare al Braccio Orientale col padre.

Dopo l'avventura del furto al mercato, aveva vissuto per alcuni giorni col timore di essere riconosciuto e arrestato. Ma non era successo nulla, e aveva piano piano ripreso a uscire e a fare le solite cose. Non aveva osato commettere altri furti, ma già l'idea tornava a farsi largo nella sua testa.

L'indomani furono quindi dal mugnaio all'alba. Costui doveva consegnarne dodici sacchi di farina alla bottega di un fornaio, nel distretto del Mercato. Un sacco ciascuno significavano dunque sei viaggi per Olin e suo padre. Un lavoro da cavalli, ma non tra i peggiori che suo padre avesse trovato.

A metà giornata erano già arrivati al penultimo viaggio, e Olin ebbe un'idea per rendere la fatica più remunerativa; aveva visto nel magazzino del mugnaio un sacco vuoto identico a quelli che stavano trasportando. Al momento di portare l'ultimo carico, fece un piccolo buco nel sacco con la farina, per poi inserirlo in quello vuoto. Arrivato vicino alla bottega del fornaio, fece finta di fermarsi in un angolo a riposare, e tirò fuori il sacco da consegnare, che durante il tragitto aveva perso un po' di farina a favore di quello che lo ricopriva. Nascose quest'ultimo in un sottoscala lì vicino e poi procedette alla consegna. Il fornaio non si accorse di nulla.

Olin disse poi a suo padre che, essendo il lavoro terminato, sarebbe andato a fare un giro al mercato, mentre lui poteva andare a ritirare la farina che il mugnaio aveva loro promesso come paga. Quando il padre fu lontano, il ragazzo prese il sacco che aveva nascosto e lo esaminò: si era raccolto un discreto quantitativo di farina. Soddisfatto si incamminò verso casa col suo bottino. Al ritorno di suo padre con la "paga", lui l'avrebbe incrementata riversandoci il contenuto del suo sacco.

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Giunto vicino casa, ebbe la sensazione di essere osservato; si voltò di scatto, per vedere se qualcuno lo stesse seguendo, ma non vide nessuno. Poi, nel riprendere la sua strada, trasalì: un uomo gli si era piantato proprio di fronte, a un passo di distanza! Olin stava quasi per urlare di paura, quando lo riconobbe: era l'uomo che aveva incontrato nel vicolo, che aveva assistito al suo tentativo di furto.

«Ti avevo detto che ci saremmo rivisti.» disse il misterioso personaggio «Eccomi qua, dunque.»

«Ma chi siete? Che cosa volete da me, per gli dei!»

«Non aver paura, Olin. Non sono qui per farti del male, bensì per aiutarti a uscire dalla miseria in cui vivi.»

«Come sapete il mio nome? Mi conoscete dunque?»

«Noi abbiamo occhi e orecchi dappertutto. Forse non te ne sei accorto, ma ti teniamo sotto controllo da diversi giorni...»

«Dunque non siete solo? Chi sarebbero gli altri? E per quale motivo avreste fatto tutto ciò?»

«Calmati! Credo che ti debba qualche spiegazione, ma questo non è il luogo adatto. Seguimi, conosco un posto al riparo dai curiosi.»

Senza sapere se doveva fidarsi o meno, Olin seguì l'uomo in una stretta viuzza, spinto dalla sola curiosità.

Arrivarono in un punto dove il percorso terminava bruscamente. L'uomo estrasse di tasca un arnese e si mise ad armeggiare con la grata di un condotto fognario. Infine riuscì ad aprirla, e fece cenno al ragazzo di seguirlo. Accese una piccola lanterna, che portava con sè, e si addentrarono nelle fogne. Camminarono per alcuni passi nella stretta galleria, che sbucò infine in una stanza più grande dove si riunivano diversi altri condotti. Posata la lanterna in una nicchia della parete, disse: «Possiamo parlare qui. Le fogne sono un luogo sicuro se le si conosce abbastanza da non perdere la strada»

«Sono tutto orecchie» disse Olin.

«Ebbene, poco tempo fa hai scoperto quello che noialtri già sapevamo: se non sei abbastanza ricco da comprare qualcosa, l'unica soluzione è prendersela senza pagare!»

«Se alludete alla storia di quella mela...»

«Alludo alla mela, alla farina e a tutte le altre cose che ruberai. Perché tu ruberai ancora, oh si che ruberai!»

Olin ammutolì

«Purtroppo però non possiamo permettere che chiunque si metta a rubare... Si verrebbe a creare una situazione spiacevole per tutti noi che esercitiamo “il mestiere” , capisci? Più guardie in giro, più attenzione da parte dei mercanti... Insomma, più difficile lavorare per noi. Per questo esiste la “Fratellanza”.»

«La Gilda dei Ladri!»

"Qui a Kroon Urun ci chiamiamo “I Fratelli della Mano Lesta” , ma in ogni città abbastanza grande e ricca vi è qualcosa del genere, per rendere meno pericolosa un'attività che lo è già di suo. Si evitano le liti per la refurtiva e, se qualcuno finisce in prigione, si prova a farlo uscire; se questo non è possibile, si fa in modo che la sua famiglia abbia di che mangiare. Sono tante le cose di cui ci occupiamo. Una delle più importanti è quella di controllare i furti effettuati dagli altri, perchè gli unici a poter rubare a Kroon Urun siamo noi. Quindi Olin, se vuoi continuare, devi far parte della "Fratellanza". Io posso presentarti al "Maestro" e fare in modo che tu venga accettato dagli altri membri.»

«E se non volessi farne parte?»

«Sarebbe un vero peccato, visto che ha del talento per questo mestiere... Sprecheresti la tua vita spaccandoti la schiena da mattina a sera con lavori pesanti, come quelli che fa tuo padre. Se invece pensi di continuare a rubare per conto tuo, è meglio che abbandoni l'idea. In quel caso la schiena te la romperemo noi a bastonate!»

Olin rimase in silenzio a riflettere

«Allora che fai, accetti?»

«Che ne sarà della mia vita se accetto? Non me ne avete parlato...»

«Non posso certo raccontarti tutto, ti basterà sapere che la tua vita cambierà in meglio. Non farai più la fame, te lo assicuro. Ma credevo che la tua idea fosse proprio questa. O mi sbagliavo?»

«Non sbagliavate in effetti... Accetto la proposta!»

«Bene, allora sta pronto, una di queste sere conoscerai gli altri. Come sempre, saremo noi a trovarti...»

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L'inattesa abbondanza di farina fu accolta con sollievo in famiglia e, per alcuni giorni, non ci furono grossi problemi a mangiare. Poi Olin e suo padre dovettero rimettersi a lavorare. Trovarono posto come aiutanti in un cantiere, dove trasportarono travi e mattoni tutto il giorno. A fine giornata il ragazzo aveva la schiena e le braccia doloranti, e sperò che il misterioso personaggio fosse di parola. Erano già passati alcuni giorni ma nessuno si era fatto vivo, e gli stava venendo il dubbio che fosse tutto uno scherzo. Tornarono a casa, e dopo una misera cena, Olin andò a dormire. Cadde in un sonno profondo, tormentato da strani sogni, in cui misteriosi assalitori lo legavano e imbavagliavano, portandolo via di casa. Al risveglio, si accorse di qualcosa di strano: pur avendo aperto gli occhi, non riusciva a vedere nulla, come se avesse un lenzuolo ben stretto attorno alla faccia. Provò a toglierselo, ma si accorse di non poter muovere le mani: erano legate! Si scosse e cercò di urlare, emmettendo solo qualche mugugno. Tuttavia senti dei passi e delle voci. Quando gli fu tolto il cappuccio, vide di fronte a se l'uomo che aveva incontrato nel vicolo, circondato da altri individui il cui aspetto losco faceva subito capire il tipo di lavoro a cui erano dediti.

«Spero tu abbia dormito bene nonostante queste necessarie scomodità» disse l'uomo, alludendo al cappuccio e alle corde che gli legavano mani e piedi. Fece cenno a uno dei suoi compari, il quale provvide a tagliare le corde.

«Purtroppo non potevamo permetterci di svelarti l'ubicazione della nostra "tana", prima di essere certi della tua fedeltà e devozione alla Fratellanza. Ora però conoscerai il Maestro; a lui spetta decidere se sarai degno di essere dei nostri o meno.»

«Ma non si era parlato di questo!» esclamo il ragazzo, adirato. «Mi avevate parlato di aderire alla Fratellanza come di una certezza!»

«Come ti dicevo, non era possibile raccontarti subito ogni dettaglio. Ma non facciamo attendere oltre il Maestro!»

Due degli individui loschi lo presero a braccetto e lo scortarono per un corridoio semibuio, illuminato da alcune torce, che a Olin parve interminabile. Poi arrivarono a una porta, oltre la quale si trovava una sala ben illuminata. Numerosi individui, col volto incappucciato, erano radunati a destra e a sinistra rispetto alla porta da cui erano entrati. All'estremità opposta della sala invece vi era una specie di trono, sul quale sedeva una figura vestita riccamente, col volto coperto da una maschera.

«Bene bene, Fratello, è questo il giovane di cui ci avevate parlato?»

«E' lui in persona, Maestro.»

Il Maestro si rivolse quindi a Olin: «Dunque vorresti essere dei nostri. Ma non sai ancora cosa comporta, vero?»

Il ragazzo restò in silenzio, non sapendo cosa dire

«Beh, te lo dirò io allora. La prima cosa è il "Voto del Silenzio": non parlerai a nessuno della Fratellanza e non tradirai mai l'identità dei tuoi Fratelli. Sei pronto a giurarlo?»

«Sono pronto, si. Mi sembra una cosa giusta...»

«Ah, si è una cosa giusta. Ma se un Fratello dovesse venirti in antipatia, questo voto potrebbe sembrarti pesante da mantenere...»

«Risolverei le mie questioni direttamente con quel Fratello, senza venire meno al voto.»

«Eccellente. L'altra cosa che devi sapere è che qui nessuno ruba solo per se; ogni volta che un Fratello ottiene successo nel suo mestiere, condivide parte delle sue ricchezze con gli altri. In pratica, una parte della refurtiva va alla Fratellanza. Sono certo che questa regola non te l'aspettavi, e forse non ti piacerà. Ma, in fin dei conti, è così per il bene di tutti; il tesoro che si accumula in tal modo può venir speso per tirar fuori un Fratello di prigione.»

«Ammetto che non me l'aspettavo, ma comprendo che è giusto così.»

«Ricorda che se qualcuno cerca di tenere per sé più di quanto deve, noi lo veniamo sempre a sapere. Ma basta con le formalità, ora veniamo al punto; il Fratello che ti ha condotto qui, mi ha parlato della tua fuga al mercato e del tuo stratagemma per rubare la farina. Hai dimostrato quindi delle abilità adatte al nostro mestiere. Prima di poter diventare uno di noi, ti vogliamo sottoporre però a un'altra prova; dovrai partecipare a un colpo assieme ad altri fratelli, vogliamo vedere come te la cavi nel collaborare con gli altri. Questo sarà il tuo esame di ammissione!»

«Sta Bene.» disse Olin, ma gli sfuggì una smorfia. Non si aspettava una prova del genere e temeva di poterla fallire.

Il Maestro si rivolse all'uomo che lo aveva portato li: «Fratello, ora riportate questo ragazzo a casa sua. Provvederete voi a organizzare il colpo»    

Continua...