Abbiamo conosciuto il barone Ertel von Krehlan nella stesura dell'articolo intitolato:"I primi casi di spionaggio nell'archivio digitale del Corriere della Sera". A seguito di una ricerca negli archivi digitali del Corriere della Sera, il suo nome viene citato come primo caso di spionaggio. Le informazioni trovate nell'edizione del quotidiano milanese risultano sintetiche e prive di dettagli in merito alla vicenda, questo ci ha spinto a estendere la ricerca all'interno degli archivi digitali di altri quotidiani dell'epoca.

Informazioni più approfondite le si trova nell'archivio dello storico quotidiano piemontese La Stampa, all'epoca Gazzetta Piemontese, che tra l'altro offre una consultazione gratuita delle proprie edizioni all'indirizzo: www.archiviolastampa.it

Di seguito riportiamo il testo integrale dell'articolo, apparso nella seconda pagina della Gazzetta Piemontese del 27 marzo 1876:

TRADIMENTO D'UN UFFIZIALE AUSTRIACO.
Nei giorni scorsi i fogli pubblici si occuparono d'un giovane uffiziale austriaco, il quale, trovandosi al secco per molti debiti, aveva venduto alla Russia certe carte importanti per la tattica militare, ricevendone in compenso un'egregia somma. Una corrispondenza particolare da Cracovia contiene su quest'affare molti curiosi particolari, i quali dimostrerebbero che le tre potenze del Nord, pur facendo mostra d'essere tra loro in pieno accordo, si guardano con reciproca diffidenza e sospetto. Ecco alcuni brani di quella corrispondenza: « Un giovane ufficiale dei cacciatori, ex-allievo dell'Accademia militare di Neustad presso Vienna, il barone Ertel von Krehlan, era addetto all'ufficio della geografia militare e lavorava nel gabinetto del direttore, generale Dobner, che aveva piena fede in lui. Questo giovane era un abilissimo disegnatore, e molto bello di persona, di modi insinuanti e distinti, ed accolto nelle primarie case aristocratiche di Vienna. Piaceva molto al gentil sesso; e fa per questo che si perdette. Essendosi invaghito d'una gran dama, per mantenere degnamente l'alta sua relazione, si diede alle più sfrenate splendidezze; ma, di povero censo, per sostener cotanto scialo, dovette ingolfarsi nei debiti, e questi lo trascinarono nell'abisso. « Più non sapendo dove batter del capo, si rivolse alla generosità dell'Imperatore, che gli mandò 200 fiorini. Era una goccia d'acqua nel pozzo. Disperato, forsennato, corre ad impadronirsi di certe carte militari che il suo direttore teneva accuratamente nascoste in un cassetto speciale. Erano i piani strategici per il caso d'una guerra colla Russia. Con queste carte in tasca, l'ufficiale d'Ertel si reca presso l'addetto militare all'ambasciata di Russia, colonnello Maloskoff, e gli offre di vendergliele a caro prezzo. Il colonnello russo accetta, paga. Ma questa somma non bastava a colmare l'enorme vuoto. Bisognava tentare altre speculazioni più in grande.
Messosi d'accordo colla gran dama, che erasi fatta sua complice, tentò di vendere altre carte di simil genere all'addetto militare prussiano, conte Frinck von Frinckenstein. Questi, dopo d'aver esaminato i documenti, e tenutili presso di sé alcuni giorni, ricusò. Fallito il colpo col prussiano, il sig d'Ertel si rivolse all'addetto militare francese, luogotenente colonnello Corbin, coll'intenzione forse di fare il giro di tutto il corpo diplomatico residente a Vienna per ispacciare la sua merce. I suoi calcoli andarono crudelmente falliti.
Il luogotenente-colonnello Corbin respinse con isdegno l'offerta, e l'ambasciata francese si fece premura di avvertire il Governo austriaco del brutto traffico. Nello stesso giorno, il barone Ertel von Krehlan e la contessa di S*** furono arrestati a Baden, presso Vienna, e presi alle strette, confessarono tutto.
Lo scnadalo fece ben presto il giro dei giornali. Però, come accade quasi sempre nella narrazione dei fatti si commisero non poche inesattezze: tra le altre, la Gazzetta di Germania, organo di Bismark, disse che fu l'ambasciata francese quella che acquistò le carte segrete dell'ufficiale infedele.
Epperò la gazzetta officiale di Vienna si affrettò a smentire categoricamente la notizia in questi termini:"Siamo autorizzati a dichiarare che l'ufficiale d'Ertel fu realmente tradotto davanti al giudice istruttore, ma non già per aver venduto dei documenti segreti all'ambasciata francese. Nulla permette di sospettare che l'ambasciata francese sia giammai capace di lodarsi con simili traffici."
Il che vorrebbe dire mettendo i punti sopra gli i, che l'amabasciata francese è troppo onesta per trafficare coi traditori in Austria, ma tanto non potevasi dire delle altre ambasciate, attesochè il traffico del signor Ertel cogli addetti militari russo e prussiano non fu punto smentito. Anzi si annuncia che i due addetti militari furono richiamati dai rispettivi Governi, benchè il prussiano non abbia dato un soldo. Il colonnello Maloskoff fu già surrogato del colonnello Feldman. Il troppo fiducioso generale Dobner fu messo a riposo.
Gazzetta Piemontese di lunedì 27 marzo 1876 Pagina: 2

Come avevamo ipotizzato nell'articolo precedente, ed ora con elementi ancora più significativi, si nota come nella sicurezza delle informazioni il fattore umano è la principale criticità. Nel caso di Ertel la difficoltà economica e il sentimento amoroso hanno giocato un ruolo fondamentale, stando a quanto descritto nell'articolo, spingendo il militare al tradimento della propria nazione. Rimane censurato il nome della gran dama che affiancò l'ufficiale nelle operazioni di spionaggio.

Il caso del barone Ertel von Krehlan, che ha stimolato la nostra curiosità e ci ha spinto a trovare ulteriori informazioni, può considerarsi chiuso con una semplice ricerca su internet. Probabilmente in passato avremmo dovuto trascorrere giorni all'interno di polverosi archivi; la digitalizzazione delle informazioni con il supporto di software per il riconoscimento dei caratteri e la successiva pubblicazione online del contenuto, permettono di effettuare rapidamente ricerche mirate. La procedura utilizzata per il reperimento delle notizie di nostro interesse può considerarsi una piccola attività di analisi delle fonti aperte, o Open Source InTelligence (OSINT), di cui avevamo parlato in un nostro precedente articolo di sicurezza informatica.


Fonti: http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,1266_01_1876_0087_0002_18678952/anews,true/