Gli archivi digitali di quotidiani e periodici sono una vera manna per la ricerca sui fatti storici. In alcuni articoli precedenti si erano già esaminate le potenzialità di questo strumento che, pensando ai metodi utilizzati per ricerche del genere nel passato recente (primi anni 2000), appare come un decisivo miglioramento in termini di velocità ed efficacia. Ai tempi infatti la consultazione degli archivi era possibile unicamente in sede, visionando microfilm tramite appositi proiettori e fotocopiando quindi le pagine necessarie alla propria ricerca...

Cercando negli archivi, questa volta si è scovato un caso di cronaca d'epoca davvero emblematico. La vicenda del Capitano Ercolessi non fu infatti solo il primo caso conclamato di alto tradimento compiuto da un militare italiano, ma ebbe un impatto sull'opinione pubblica paragonabile a quello ottenuto, nella Francia di pochi anni prima, dal processo a Dreyfuss. Abbiamo trovato interessante esaminare lo stile con cui la notizia venne narrata dai quotidiani del tempo per fare un confronto con la cronaca odierna, cercando somiglianze e differenze.

Ci siamo basati sugli archivi digitali di due quotidiani con punti di vista sostanzialmente diversi: "La Stampa", d'impronta più nazionalista, e il socialista "Avanti".

Prima pagina de La Stampa del 7 luglio 1904, con l'articolo dedicato all'arresto di Ercolessi

La vicenda

Il 5 luglio 1904 Gerardo Ercolessi, ufficiale di fanteria stanziato a Messina, venne arrestato assieme alla moglie Guglielmina Zona con l'accusa di aver sottratto, fotografato e venduto a potenze straniere (in primis la Francia) documenti militari riservati. Le informazioni incominciarono a girare soltanto a cose fatte, e i giornali presi in esame ne parlano nell'edizione del 7 luglio; mentre nell'Avanti troviamo solo un breve trafiletto, dove il nome dell'arrestato è scritto perfino in modo errato (Ercolesi invece di Ercolessi), La Stampa dedica alla vicenda le prime due pagine, facendo precedere la notizia da una sorta di poema, intitolato "Nel regno di Dora" a firma Rastignac (pseudonimo di Vincenzo Morello) dedicato alle virtù delle donne e degli ufficiali italiani, infangate dal tradimento compiuto dai coniugi Ercolessi. Appare evidente quanto i sentimenti nazionalisti di una parte dell'opinione pubblica siano risentiti da tale avvenimento. Nei giorni immediatamente seguenti anche sull'Avanti la notizia viene approfondita ma, rispetto a quanto avviene negli articoli de La Stampa, il  giornale socialista sembra trattare con una certa freddezza la vicenda, preoccupandosi più che altro della diffusione di notizie poco attendibili sugli arrestati.

Nei mesi di luglio e agosto del 1904 la vicenda raggiunge il culmine dell'interesse mediatico; mentre si da la caccia al misterioso emissario francese Valiere, saltano fuori dei personaggi da operetta, presunti complici del tradimento. E intanto, sui coniugi Ercolessi si ricamano storie destinate a soddisfare il gusto di un certo pubblico per l'indiscrezione e il pettegolezzo. Mentre l'Avanti ridicolizza questa diffusione incontrollata di fantasie, su La Stampa troviamo parecchi articoli nei quali chi scrive sembra propenso a credervi. Si parla ad esempio dello stile di vita esagratamente lussuoso condotto dagli Ercolessi, grazie al denaro ottenuto col tradimento. Ma è tutta invenzione, perché la famiglia degli accusati seguiva invece uno stile di vita modesto e riservato, come confermato dai loro conoscenti...e allora gli stessi che prima avevano parlato di sfarzo e lusso, insinuano poi che tutta quella discrezione servisse a nascondere i loro misfatti.

Su Guglielmina Zona la fantasia degli inventori di storielle per il pubblico tocca il punto più basso. Si dice che è una spendacciona, tirannica e manesca con i figli e, per non far mancare nulla, di facili costumi. Tra i suoi presunti amanti si annoverano prima il Valiere, poi l'ex-militare Mancinelli, ritenuto complice nel tradimento. Gran parte di queste storie inventate di sana pianta hanno la classica funzione di riempimento: quando le informazioni vere mancano, a causa del riserbo delle autorità, si ricama con i "sentito dire". Abbiamo assistito a cose del genere in casi di cronaca più recenti.

I retroscena

Per capire l'effettiva portata dell'azione spionistica di Ercolessi, bisogna spiegare brevemente l'importanza strategica dello stretto di Messina all'epoca. Verso la fine del XIX secolo il Regno d'Italia aveva intrapreso significativi lavori per fortificare le coste della Sicilia e della Calabria. Tali opere non erano passate inosservate dalle altre nazioni europee, poichè il passaggio nello stretto di Messina permetteva di abbreviare il tragitto delle navi tra il Mediterraneo occidentale, quello orientale e l'Adriatico. Sebbene Francia e Italia avessero una forte vicinanza culturale, i due governi avevano interessi strategici differenti e, a seguito dell'occupazione coloniale francese nel nordafrica, lo stato italiano attribuiva grande importanza alle difese della Sicilia. Ma le spie francesi non erano le uniche ad avere interesse verso le fortificazioni italiane; secondo Enzo Caruso, autore del libro: "Il capitano Ercolessi, la spia dei francesi", lo stesso governo inglese mandò degli agenti in Sicilia, tra i quali avrebbe figurato lo stesso fondatore dello scoutismo Baden-Powell.

Il Capitano Gerardo Ercolessi

Il processo

I quotidiani del tempo descrissero minuziosamente, per circa un anno, le vicende giudiziarie dei coniugi traditori, discutendo inoltre su quale tribunale dovesse giudicare i due. Sebbene il coinvolgimento di civili nel reato, e il fatto che lo stesso fosse stato compiuto in tempo di pace facessero rientrare la faccenda nella competenza di un tribunale ordinario, non mancarono quelli che sostenevano l'applicazione del codice militare nella sua misura più draconiana: la fucilazione.  

La Stampa, nella prima pagina del 11 luglio 1904 parla di "fallimento del codice militare", poichè nello stesso manca un articolo che punisca lo spionaggio in tempo di pace.

Il 4 luglio 1905 alle ore 10:15 si aprì l'udienza alla Corte d'Assise di Messina. L'avvocato Faranda, difensore della Zona, è convinto che gli Ercolessi siano vittime della debolezza umana e della nequizia del Governo. Si oppone all'accusa di spionaggio sostenendo che i documenti siano di scarsa importanza strategico militare.

Il difensore smontò la tesi che Ercolessi fosse noto al Governo da tre anni per il trafugamento di documenti, ribadendo che se quella era la verità, lo stesso Governo avrebbe avuto la colpa per non aver preso provvedimenti.

Nella stessa udienza Faranda biasimò il contegno poco umano tenuto dagli agenti di pubblica sicurezza nei confronti della Zona; respinse quindi le accuse verso la sua cliente. L'udienza terminò alle 16:40.

La vicenda giudiziaria proseguì per  una ventina di udienze spettacolari prima di arrivare al verdetto; vi furono arringhe pubbliche dove il popolo spettatore si sentì partecipe della prima, nota, spy-story  avvenuta nel giovane Stato Italiano.

La mattina del 14 gennaio 1906, il processo si concluse con un inaspettato verdetto: probabilmente il timore del Governo di mostrare un Esercito non in grado di difendere importanti installazioni militari favorì la sentenza finale che addirittura assolse Guglielmina Zona, mentre il capitano di fanteria Ercolessi fu si degradato ed espulso dall'esercito, ma gli venne inflitto un periodo di carcerazione relativamente breve a fronte del fatto commesso.

Paradossalmente rischiò di più il tenente dei Carabinieri Giulio Blais, agente del controspionaggio che incastrò Ercolessi fingendosi un agente segreto francese interessato ai documenti; infatti la difesa sostenne che l'utilizzo di agenti provocatori avrebbe indotto l'imputato al crimine.

L'epilogo

Il caso Ercolessi fu presto dimenticato, il successivo terremoto di Messina del 1908 seppellì molta della documentazione processuale.

Secondo quanto dichiarato dai militari ai giornalisti, le informazioni vendute dal Capitano Ercolessi riguardavano la mobilitazione di truppe, senza tuttavia specificare alcuni dati chiave, come i punti di raccolta delle stesse e le unità di appartenenza. Si trattava quindi di dati molto generici, tali da non mettere in crisi la struttura difensiva italiana.

Ma è andata davvero così? Noi nutriamo qualche dubbio: lo spionaggio di Ercolessi del resto andava avanti da un po' di tempo, ed è probabile che, per quanto non fossero informazioni così vitali, le autorità abbiano preferito minimizzare il danno ricevuto per non dare impressione di debolezza. La vicenda Ercolessi si svolse in un'epoca dove, oltre ad interessi politici nell'affermare l'efficenza del Governo, esistevano anche forti interessi economici relativi ai finanziamenti per la costruzione di basi militari con il conseguente indotto; questo ci induce a pensare che forse la leggera pena inflitta agli imputati non sia dovuta alla sola magnanimità dei Giudici, ma anche a importanti questioni economico strategiche.


Fonti:

Archivio La Stampa

Archivio L'Avanti - Biblioteca del Senato della Repubblica

Il caso Ercolessi a cura di Enzo Caruso

Spy Story all'italiana - Rivista  Il Carabiniere - dicembre 2015