Se l'altro giorno hai chiesto a Mario: «Qual è il tuo frutto preferito?» e Mario ti ha risposto: «Non ho un frutto preferito, mi piacciono la mela piuttosto che la pera piuttosto che l'ananas» regalandoti un brivido di disgusto, sei nel posto giusto!

PIUTTOSTO CHE

Piuttosto che si usa correttamente davanti a proposizioni ➔avversative e ➔comparative e significa ‘anziché’, indica, cioè, una preferenza accordata a un elemento rispetto a un altro.

Piuttosto che dire sciocchezze, rimani in silenzio
Preferisco andare in bicicletta piuttosto che usare l’automobile.

(Treccani)

Foto di Aaron Burden / Unsplash

Ma andiamo con ordine.

Se «pò» scritto con l'accento ti causa una semiparesi facciale di disgusto, se quando leggi «qual'é» hai bisogno dei sali per rinsavire, o ancora, se dinnanzi ad un «se avrei» già senti suonare le sirene dell'ambulanza, allora questo è il post(o) che stavi cercando.

Inizia la missione: salviamo l'italiano. Se ne sentono di ogni tra strafalcioni verbali, errori di ortografia e periodi ipotetici mandati alla malora, ma la piaga che sta dilagando ogni giorno di più è l'uso malato del «piuttosto che».

"Questa sera potremmo mangiare una piadina, piuttosto che una pizza, piuttosto che un hamburger."

Eh, no, cari amanti degli amidi! Voi, la sera, meritereste di andare a letto digiuni!

Attenzione, perché se in quella frase non hai notato nulla di particolarmente strano... beh, Houston, abbiamo un problema!

L'ecatombe che sta affliggendo la lingua italiana (parlata, scritta e persino pensata) è quella di utilizzare in maniera del tutto scorretta la locuzione «piuttosto che».

«Piuttosto che» NON vuol dire «oppure» inteso nel senso in cui una possibilità non esclude un'altra (es. puoi chiamarmi oppure scrivermi) ma vuol dire «anziché», «al posto di», definendo un concetto che ne nega un altro, sostituendosi ad esso. (es. Fatti aiutare da Mario piuttosto che da Lucio).

Il «piuttosto che» nel senso di «oppure» viene impiegato come se fosse un uso aulico... ma è solo un fallimento comunicativo!

Il fenomeno, tra l'altro, non è sfuggito all'attenzione degli storici della lingua; sulla rivista La Crusca per voi (Numero 24, Aprile 2002) appare, infatti,  un articolo di risposta di Ornella Castellani Pollidori:

Non c'è giorno che dall'audio della televisione non ci arrivino attestazioni del piuttosto che alla moda, spesso ammannito in serie a raffica: «... piuttosto che ... piuttosto che ... piuttosto che ...», oppure «... piuttosto che ... o ... o ... », e via con le altre combinazioni possibili.

...

Immaginiamoci poi che cosa potrà accadere con l'insediarsi dell'anomalo piuttosto che anche nei vari linguaggi scientifici e settoriali in genere, per i quali congruenza e univocità di lessico sono indispensabili.

E, purtroppo, questa piaga, apparentemente nata già negli anni '80 negli ambienti agiati del settentrione, sta dilagando anche nel centro-sud, dove sempre più persone (da Roma in giù) stanno sfoggiando questo uso errato del «piuttosto che», per di più sentendosi forbiti e alto-borghesi.

Al che noi, da puristi della lingua, piuttosto che alzare bandiera bianca dinnanzi alla moltitudine reietta, chiediamo il vostro aiuto.

Condividete l'articolo più che potete con amici, conoscenti e perfetti sconosciuti, dedicatelo e spammatelo soprattutto ai fan più sfegatati del «piuttosto che»... quelli che ormai lo usano anche come condimento per l'insalata.