Dresda, primi anni Ottanta. In uno stabilimento della VEB Kombinat Robotron, tecnici della Repubblica Democratica Tedesca assemblano calcolatori che a guardarli bene somigliano molto da vicino ai modelli IBM e Digital Equipment, prodotti dall'altra parte della cortina di ferro. Erano in larga parte cloni, ottenuti aggirando i divieti del COCOM, l'organismo che durante la Guerra fredda regolava l'esportazione di tecnologia strategica verso il blocco sovietico. Quella caparbia rincorsa all'autonomia, mai pienamente riuscita, racconta meglio di molti trattati un principio che attraversa tutta la storia della tecnologia: chi non controlla gli strumenti con cui si costruisce la tecnologia non controlla davvero il proprio destino tecnologico. Ne avevamo parlato in parte nell'articolo pubblicato nel 2017 Data Analytics ai tempi della Deutsche Demokratische Republik.
Quarant'anni dopo, quel principio si è condensato in un punto geografico sorprendentemente piccolo: una fabbrica a Veldhoven, nei Paesi Bassi. Lì ha sede ASML Holding N.V., e lì forse più che a Taiwan, a Washington o a Pechino, si decide chi possa fabbricare i microchip più avanzati esistenti. Vale la pena dirlo con chiarezza: oggi il COCOM dei semiconduttori non è un trattato, è una catena di montaggio olandese.
Chi fa le macchine e chi fa i chip: una distinzione che cambia tutto
Conviene sgombrare subito il campo da un equivoco diffuso, perché è proprio da questa distinzione che discende l'intero ragionamento geopolitico. ASML, fondata nel 1984, non produce microchip. Produce le macchine di fotolitografia: i sistemi che "scrivono" i circuiti sulla superficie dei wafer di silicio, incidendo geometrie sempre più minute per mezzo della luce. È lo stadio centrale dell'intera fabbricazione dei semiconduttori: le foundry, la taiwanese TSMC, la coreana Samsung, l'americana Intel, acquistano queste macchine da ASML per poi produrre fisicamente i chip.
Esistono dunque due livelli ben distinti della filiera, ed è essenziale tenerli separati:
- chi fabbrica le macchine (ASML), che vende lo strumento;
- chi fabbrica i chip (le foundry), che lo strumento lo usano.
La differenza non è teorica accademica. Sempre nei Paesi Bassi opera Nexperia, anch'essa olandese, che però è un produttore di chip soprattutto per il settore automotive, e quindi si colloca dall'altra parte della catena: usa la tecnologia per produrre componenti, non la fornisce. Confondere i due livelli porta a conclusioni sbagliate su dove può risiedere davvero il potere. Ritroveremo Nexperia più avanti, perché non a caso, compare accanto al tema dei semiconduttori nelle pagine della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza.
C'è poi un dettaglio che fa di ASML un caso particolare: è l'unico produttore al mondo delle macchine di litografia EUV (Extreme Ultraviolet), indispensabili per i nodi produttivi più evoluti, dai 3 nanometri in giù. Non il principale: l'unico. Affianca a queste i sistemi DUV (Deep Ultraviolet), tecnologicamente meno evoluti ma largamente impiegati per i nodi maturi che alimentano automotive, IoT ed elettronica industriale. È un primato costruito in decenni, su un ecosistema di fornitori specializzati, a partire dalla tedesca Zeiss per l'ottica, e su una complessità ingegneristica che nessun concorrente è finora riuscito a replicare.
Il single point of failure della filiera globale
Tra i compiti abituali di chi analizza le infrastrutture critiche c'è l'individuazione dei punti deboli: quei nodi la cui compromissione si propaga a cascata sull'intero sistema. ASML è, in questo senso, un caso da manuale di single point of failure. Senza le sue macchine EUV nessuna foundry al mondo può fabbricare chip di fascia alta. È una rarità nelle catene del valore moderne, di norma progettate su ridondanza e pluralità di fornitori; qui l'alternativa, semplicemente, non esiste.
E vale per il silicio la stessa legge che vale per qualunque sistema sicuro: quando una funzione critica dipende da un nodo unico, quel nodo diventa al tempo stesso un'arma e un bersaglio. È una logica che la sicurezza nazionale conosce bene, e che la cronaca recente ha riportato in primo piano.
La sovranità tecnologica nella Relazione 2026
La Relazione annuale 2026 sulla politica dell'informazione per la sicurezza, il documento con cui il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica riferisce al Parlamento, dedica il proprio capitolo di apertura a Sovranità tecnologica e sovranità digitale. Riportiamo di seguito alcuni passaggi, perché leggerli aiuta a comprenderne la portata.
La Relazione definisce la sovranità tecnologica come:
«La capacità di controllare in modo autonomo le proprie risorse digitali (in termini di dati, algoritmi, applicazioni, infrastrutture), è diventata condizione indispensabile per tutelare la sicurezza, favorire l’innovazione e difendere l’integrità economica del Paese. »
e ne fissa l'obiettivo nel:
«minimizzare la dipendenza strategica da influenze straniere sulla gestione e sul funzionamento delle infrastrutture digitali».
Tradotto: chi non presidia i propri chip, o l'accesso a chi li fabbrica, non presidia davvero le proprie infrastrutture critiche esponendosi a pervedibili rischi di sicurezza nazionale.
Il documento fotografa anche la geografia produttiva, ed è una fotografia impietosa. Nel 2024 la capacità globale di fabbricazione dei semiconduttori risulta concentrata in Asia: Taiwan guida con il 23%, seguita dalla Cina al 21% e dalla Corea del Sud al 19%, con il Giappone al 13%. Gli Stati Uniti pesano per il 10%, e l'Europa per appena il 8%. Le proiezioni al 2030 stimano la quota cinese in crescita verso il 30%, una lieve flessione di Taiwan, e Stati Uniti ed Europa sostanzialmente stabili.
Qui emerge il paradosso europeo, e va letto con attenzione perché è il cuore di tutto il ragionamento: l'Europa fabbrica una quota marginale di chip, quel 8%, eppure possiede l'azienda, ASML, senza la quale gli altri non possono fabbricare i chip avanzati. La debolezza a valle convive con una posizione di forza unica a monte. Il solo dato sulla capacità produttiva, preso isolatamente, potrebbe sottostimare radicalmente il peso reale dell'Europa nella filiera.
Quando il collo di bottiglia diventa arma: il caso Nexperia
Sul versante della coercizione economica la Relazione è altrettanto netta, e descrive il 2025 come un anno di «marcata intensificazione» nell'uso degli strumenti di Economic Warfare. Tra gli episodi citati ve n'è uno che tocca direttamente i semiconduttori:
«il 4 ottobre Pechino ha introdotto restrizioni all'esportazione dei semiconduttori assemblati in Cina dell'azienda europea Nexperia»,
con una logica che la Relazione riassume così: non il blocco generalizzato dei flussi, bensì «l'utilizzo selettivo di colli di bottiglia industriali per generare effetti sistemici a valle lungo le catene globali del valore».
È esattamente la stessa grammatica strategica che si applica ad ASML, vista però dal lato opposto del tavolo. Dove Stati Uniti ed Europa usano il collo di bottiglia delle macchine EUV come leva di pressione verso la Cina, i ben noti controlli all'esportazione, Pechino risponde individuando i propri colli di bottiglia: terre rare, materiali critici, fasi di assemblaggio. La filiera dei chip si è così trasformata in un terreno di pressione reciproca, in cui ogni attore cerca con pazienza il punto preciso in cui l'avversario è insostituibile. La stessa interdipendenza che per decenni è stata fattore di efficienza economica si è rovesciata in strumento di coercizione.
Dalla geopolitica ai sistemi di gestione: ISO 27001, ISO 28000 e Direttiva NIS2
Fin qui il ragionamento è rimasto sul piano degli Stati. Ma da consulenti sappiamo bene che la sicurezza di una filiera non si gioca solo nei consigli di sicurezza nazionale: si gioca anche, e forse soprattutto, nei sistemi di gestione delle singole organizzazioni che quella filiera la compongono. Ed è qui che le norme tecniche smettono di essere adempimenti burocratici e diventano strumenti di sovranità concreta.
La ISO/IEC 27001:2022, lo standard internazionale per i sistemi di gestione della sicurezza delle informazioni, presidia il livello del dato: proprietà intellettuale, progetti dei circuiti, know-how di processo. In un settore in cui il valore di ASML sta in un patrimonio tecnologico accumulato in decenni, la protezione delle informazioni non è un dettaglio IT ma la prima linea di difesa contro lo spionaggio industriale, cioè contro l'unico modo realistico in cui un concorrente potrebbe erodere quel primato senza replicarlo da zero.
La ISO 28000:2022, "Security and resilience — Security management systems — Requirements", seconda edizione pubblicata da ISO/TC 292 in sostituzione di quella del 2007, è però la norma che calza in modo più preciso al nostro discorso. Specifica i requisiti di un sistema di gestione della sicurezza con particolare riferimento alla catena di approvvigionamento, adottando il ciclo Plan-Do-Check-Act e la struttura armonizzata Annex SL (clausole 4–10) che ne consente l'integrazione con la ISO 31000 sul risk management e la ISO 22301 sulla continuità operativa. È in sostanza la formalizzazione gestionale di ciò di cui parla la Relazione 2026 quando descrive i colli di bottiglia industriali: mappare la filiera, identificarne i punti critici, valutare i rischi di interruzione e predisporre le contromisure. Applicata al caso Nexperia, un blocco all'esportazione che genera effetti sistemici a valle, la ISO 28000 è esattamente la lente attraverso cui un'organizzazione dovrebbe aver previsto, e per quanto possibile mitigato, quella dipendenza.
Infine la Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2), recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024 ed entrata in vigore il 16 ottobre 2024, porta la stessa logica dal piano volontario a quello dell'obbligo di legge. NIS2 impone a un'ampia platea di soggetti in diciotto settori critici misure di gestione del rischio cyber e punto che qui più ci interessa, dedica un'attenzione specifica alla sicurezza della catena di approvvigionamento (art. 24 del decreto): non basta più mettere in sicurezza il proprio perimetro, occorre governare anche il rischio che arriva dai fornitori. È il riconoscimento normativo di un fatto che l'intera vicenda ASML rende evidente: in una filiera dove esistono nodi insostituibili, la sicurezza di ciascuno dipende dalla resilienza dell'anello più critico.
Il filo che lega le tre norme è chiaro. La ISO 27001 protegge ciò che si sa, la ISO 28000 protegge ciò da cui si dipende, la NIS2 rende obbligatorio fare entrambe le cose in modo documentato e verificabile. Sono, tradotti in procedure aziendali, gli stessi principi di sovranità tecnologica che la Relazione enuncia sul piano statale.
Gli strumenti giuridici: dallo screening al Golden Power
Da consulenti abituati a muoverci tra norme e procedure, vale la pena osservare che questo terreno l'Unione Europea lo ha in parte già regolamentato, e con strumenti precisi.
Il Regolamento (UE) 2019/452 ha istituito un quadro per il controllo (screening) degli investimenti esteri diretti, dotato di un meccanismo di scambio informativo tra Stati membri: la Relazione 2026 segnala che proprio in tale ambito sono pervenute, nel 2025, 583 notifiche.
Sul piano interno, l'Italia dispone della normativa Golden Power, che consente allo Stato di esercitare poteri speciali su asset ritenuti strategici; la Relazione contabilizza per il 2025 ben 903 notifiche e 178 pre-notifiche, in netta crescita rispetto alle 660 dell'anno precedente. A questi strumenti si affiancano le politiche europee di derisking, la Relazione cita il RESourceEU Action Plan, e l'European Chips Act, il regolamento con cui l'UE punta a rafforzare la capacità produttiva interna di semiconduttori.
È, va detto con franchezza, apparentemente un arsenale prevalentemente difensivo. Ed è qui che si apre la questione che conta davvero.
Abbiamo chiesto a Francesco Ferrari (YouTube, SubStack Neesletter) Educatore Finanziario, specializzato in Business Analysis, Value Investing e Finanza Aziendale di introdurci ASML dal punto di vista del controllo finanziario, così da avere una panoramica globale:
ASML – aspetti organizzativi
Fin qui si è parlato di ASML come risorsa. Quando parliamo di aziende, tuttavia, non bisogna trascurare l’importanza delle persone che operano dietro le quinte e che occupano le posizioni di leadership strategica. Chi decide e, in ultima istanza, come viene gestita questa leva così delicata?
Ciò assume estrema rilevanza se si osserva con attenzione la struttura societaria. Sul piano proprietario, infatti, nessun azionista può spostare gli equilibri se preso singolarmente. L'azionariato ASML è infatti estremamente frammentato tra grandi gestori patrimoniali globali. Macquire Investments, Daiwa Asset Management, Trybe Capital Management, Fidelity Investments, sono tra i principali detentori istituzionali, ma ciascuno con quote che raramente superano l'1% del capitale complessivo.
Non esiste un azionista di controllo, né uno Stato che detenga una golden share formale. L'unico meccanismo difensivo strutturato è una fondazione indipendente, la Stichting ASML Preference Shares, titolare di un'opzione per l'acquisizione di azioni privilegiate come scudo contro scalate ostili o cambi di controllo indesiderati. Un organismo economico-giuridico che acquista senso proprio alla luce di quanto detto sopra: se ASML è un bersaglio, la sua difesa passa anche dal diritto societario olandese.
Quando la proprietà è frammentata e il rischio escalation ostile è contenuto, il ruolo del Management Team diventa decisivo e influente. Prima di immergerci nelle due figure chiave per il passato, presente, e immediato futuro di ASML, è però doveroso qualche cenno sulla struttura degli stakeholder finanziari nel loro complesso.
La governance operativa segue il modello a due livelli tipico delle N.V. olandesi. Il Board of Management, composto da sei membri e presieduto dal CEO, viene nominato dal Supervisory Board, l'organo di sorveglianza non esecutivo che approva strategia, rischio e nomine attraverso comitati dedicati (Audit, Remuneration, Selection & Nomination, Technology, ESG).
Il potere degli stakeholder finanziari, però, esiste e non solo sulla carta. È proprio qui che si spiega, almeno in parte, il filo teso su cui hanno camminato entrambi i CEO. Già negli anni duemila, i grandi fondi pensione olandesi intervenivano attivamente nelle assemblee ASML per spingere su trasparenza e cancellazione delle azioni prioritarie. Oggi quella spinta arriva soprattutto da asset manager globali, in gran parte statunitensi, la cui influenza in assemblea si somma al controllo statale esercitato tramite Golden Power e screening europeo.
Infatti, l'influenza di questi investitori non si esaurisce nel voto nell’Assemblea Generale Annuale degli azionisti: pesa anche, se non soprattutto, la costante pressione di chi valuta il titolo sui risultati trimestrali. E per larga parte dell'ultimo decennio quei risultati sono dipesi in misura significativa dal mercato cinese, pari circa al 33% dei ricavi nel 2025. Una tendenza impossibile da frenare.
La leva olandese, insomma, è condivisa tra un Management Team che deve rispondere agli investitori sui numeri di oggi, un consiglio di sorveglianza che presidia rischio e continuità, e una base azionaria globalizzata i cui interessi, prevalentemente commerciali e finanziari, spiegano perché, storicamente, sia stato proprio il Management a frenare le restrizioni all'export, più che la proprietà.
Il decennio di Wennink
Veniamo dunque all’operato di due figure chiave, il CEO attuale ed il suo predecessore, ed allo stacco che sembra disegnarsi nel passaggio di consegne fra i due.
Sotto la guida di Peter Wennink (CEO dal 2013 al 2024) venivano pubblicamente criticate le restrizioni all'export, definendole guidate dall'ideologia più che da dati fattuali o economici, sostenendo che isolare la Cina l'avrebbe solo spinta a raggiungere l'autosufficienza tecnologica in circa quindici anni.
Per bilanciare questo rischio, Wennick era solito tessere relazioni di fiducia con funzionari cinesi di alto livello per proteggere la proprietà intellettuale di ASML. Questa attitudine gli valse tra le righe l'etichetta scomoda di "amico della Cina".
Emblema di queste tensioni è il fatto che secondo ricostruzioni giornalistiche emerse sul mercato dei chip, vi sia speculazione sul fatto che durante la transizione verso il divieto totale di export EUV nel 2023, la società avrebbe consegnato in Cina più macchine DUV di quante concordato informalmente con Washington, e Wennink si sarebbe poi offerto di trasformare i tecnici di manutenzione ASML in una fonte informale di intelligence sulle fabbriche cinesi in cambio di continuità di accesso al mercato. Controversie che persistono se si precisa che ASML ha continuamente respinto questa versione dei fatti.
Fouquet: sovranità europea al primo posto?
Dal 2024 il CEO è il francese Christophe Fouquet, attuale Presidente della società, cresciuto internamente in ASML attraverso la guida del business EUV. Il passato in azienda di Fouquet non è un dettaglio irrilevante: la continuità della leadership tecnologica è essa stessa parte del vantaggio competitivo descritto in precedenza, e la sua eventuale interruzione rappresenterebbe un rischio operativo aggiuntivo, distinto ma non estraneo al single point of failure industriale.
Christophe Fouquet eredita dal 2024 un contesto già irrigidito, e la sua linea si distingue per un accento diverso. Sul piano del controllo tecnico, ASML ha rafforzato la tracciabilità remota del proprio parco macchine attraverso un dossier diffuso a Washington nel 2026, in cui la società nega categoricamente l’invio di sistemi EUV in Cina, e dove si elenca ogni sistema EUV installato o dismesso nel mondo, con la sostanza per cui gli spostamenti non autorizzati sarebbero rilevabili quasi in tempo reale grazie al collegamento remoto permanente con la casa madre.
Nonostante ciò, il fronte protezione IP (Intellectual Property) è però più acceso che mai: a dicembre 2025 Reuters ha riportato che la Cina avrebbe segretamente costruito a Shenzhen un prototipo di macchina EUV con l'assistenza di ex ingegneri ASML, con l'obiettivo di produrre chip funzionanti tra il 2028 e il 2030. Ciò è la dimostrazione che il rischio di fuga di competenze via capitale umano resta, nonostante i controlli più stretti sull'hardware.
Se sul fronte strategico l’irrigidirsi dei rapporti con la Cina sembra evidente, il peso del fatturato cinese è infatti passato dal 41% del 2024 al 19% del primo trimestre 2026, anche sul piano politico e diplomatico la direzione sembra chiara e in contrasto con lo stile Wennink. A maggio 2026, il nuovo CEO ha difatti co-firmato insieme ai CEO di Airbus, Siemens, SAP, Nokia, Ericsson e Mistral AI un editoriale congiunto che chiede ai governi europei un'azione rapida su competitività, protezione della proprietà intellettuale e sovranità tecnologica, nel quale ASML è collocata esplicitamente dentro l'agenda della "sovranità tecnologica" descritta nella Relazione 2026.
Altro che difendere ad ogni costo l'accesso al mercato cinese come faceva il suo predecessore. È un cambio di visione deciso: se Wennink giocava principalmente la partita commerciale, Fouquet sembra voler giocare anche quella politica.
Il resto è tutto da scrivere. Così si conclude l'analisi di Francesco, che ringraziamo per la professionalità e la gentile disponibilità a collaborare.
Il vantaggio europeo: una carta da giocare, non solo da difendere
In questo scenario che vantaggio ha l'Unione Europea? Sulla carta sembra in posizione di debolezza: produce l'8% dei chip mondiali, dipende dall'Asia per la fabbricazione e in larga parte dagli Stati Uniti per progettazione e software. Il quadro cambia, però, se si guarda al punto giusto della catena. Attraverso ASML l'Europa potrebbe detenere il singolo asset più insostituibile dell'intera industria mondiale dei semiconduttori. Non un vantaggio fra tanti: il vantaggio. Nuove foundy si possono costruire ovunque, con tempo e capitali; l'ecosistema EUV non si ricostruisce da zero in pochi anni.
Eliminate le suggestioni, le considerazioni utili sono alcune, e sono nette.
Primo: un single point of failure è un'arma quando lo si controlla, ma una vulnerabilità quando vi si dipende. ASML è un asset europeo ed è, nello stesso istante, un bersaglio: per acquisizioni ostili, pressioni diplomatiche, spionaggio industriale, sabotaggio. Non a caso gli strumenti di screening e Golden Power servono esattamente a proteggere asset di questa natura. Difendere ASML è parte integrante del vantaggio, non un capitolo separato.
Secondo: sovranità non significa solo fabbricare. Il dato del 8% suggerirebbe di inseguire l'Asia costruendo foundry, ed è l'obiettivo del Chips Act. Ma la lezione di ASML è che la sovranità tecnologica si conquista anche presidiando i nodi insostituibili della filiera, non necessariamente replicando ogni fase. Un euro investito nel mantenere il primato EUV può pesare più di un euro speso in capacità produttiva replicabile altrove.
Terzo: la leva conta solo se è autonoma. Il vantaggio europeo è reale nella misura in cui l'UE decide da sé come impiegarlo. Se le licenze di esportazione di ASML restano di fatto determinate altrove, l'Europa detiene l'asset ma non la sovranità sull'asset. La vera posta in gioco, dietro le tensioni sull'export verso la Cina, è proprio chi tiene la mano su quella leva olandese.
Oltre la postura reattiva
Le macchine di Veldhoven sono il promemoria più nitido del fatto che, nelle filiere tecnologiche contemporanee, il potere non si misura solo nei volumi prodotti ma nel controllo dei punti di strozzatura.
Tra le valvole clonate di Robotron e i sistemi EUV di ASML corrono quarant'anni e ancora vi è l'interesse a custodire la tecnologia che può essere negata agli altri. La differenza rispetto alla Guerra fredda è che la posta non è più il prestigio di un regime, ma la capacità stessa di un continente di restare rilevante nella competizione del secolo. La domanda, allora, non è se l'Unione possiede la carta giusta: è se saprà giocarla da sé. E come sempre, dietro la teoria si nasconde la sfida più ardua: quella dell'esecuzione.
Fonti e riferimenti:
- Relazione annuale 2026 sulla politica dell'informazione per la sicurezza — Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (cap. 1, "Sovranità tecnologica e sovranità digitale"; cap. 3, "Competitività e sicurezza del sistema economico-finanziario")
- Regolamento (UE) 2019/452 del Parlamento europeo e del Consiglio, sul controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione
- European Chips Act - Regolamento (UE) 2023/1781, sul rafforzamento dell'ecosistema europeo dei semiconduttori
- Disciplina nazionale sui poteri speciali (Golden Power), D.L. 21/2012 e successive modificazioni
- ASML Supervisory Board Intends to Appoint Christophe Fouquet as President and CEO by GFreeman Nov 30th, 2023 09:46
- Fortune: China is still a decade behind the U.S. in chip technology—but the world still needs the mature chips it’s making, says ASML’s CEO By Lionel Lim Asia Reporter July 9, 2024, 4:58 AM ET
- ASML Supervisory Board intends to appoint Christophe Fouquet as President and Chief Executive Officer
