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Il Cibernetico

Il Cibernetico cambia logo, e anche un po' faccia

Da oggi Il Cibernetico ha un logo nuovo. Chi ci segue da un po' ricorda il vecchio: un ingranaggio verde con dentro un profilo umano pieno di circuiti. Ci piaceva, e in fondo ci piace ancora. Ma raccontava un progetto diverso da quello che siamo diventati.

Il Cibernetico cambia logo, e anche un po' faccia
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Quando è nato, Il Cibernetico era un blog di tecnologia. Oggi pubblichiamo articoli lunghi, che chiedono tempo e fonti. Dietro c'è un'associazione culturale, l'Accademia delle Informazioni, e stiamo completando il percorso per diventare una testata giornalistica a tutti gli effetti. Un ingranaggio con un cervello dentro andava bene per un blog. Per un giornale serviva qualcosa di diverso.

Abbiamo provato decine di versioni: gotiche, corsive, tutte maiuscole. Alla fine ha vinto la più classica di tutte, il capolettera. Nei manoscritti il primo capitolo si apriva con una grande lettera miniata. Nel nostro logo quella lettera è la C, e dentro la sua curva sta la parola "il".

E l'ingranaggio? Non è sparito. È diventato piccolo, e ora è il puntino sulla prima "i" di Cibernetico, l'unico tocco di verde del logo. Ci sembrava il modo giusto di tenere la nostra storia senza farla pesare. Il verde, per inciso, è lo stesso di prima.

Con il logo è cambiato anche il sito. Lo sfondo ora è una carta verde chiara, un'idea presa in prestito dal Sole 24 Ore e dalla sua carta rosa. Il resto è nero su carta, con i filetti sottili dei giornali. Anche il nome viene da lontano: "cibernetica" arriva dal greco κυβερνήτης (kybernḗtēs), dall'arte del pilota, quello che tiene il timone.

Il vecchio ingranaggio

Il vecchio ingranaggio girerà ancora per un po' in rete, nei vecchi post e nelle anteprime. Se lo incontrate, sapete da dove viene. Se invece volete usare quello nuovo, lo trovate nella nostra pagina dedicata al logo. Quanto al resto, quello che scriviamo e come lo scriviamo, giudicate voi se la faccia nuova ci somiglia.

Il logo dal dicembre 2022 a oggi

Come è fatto, per chi è curioso. Il logo nuovo non è un disegno, è un file di testo. Si chiama SVG, e invece di pixel contiene le coordinate delle curve. Per questo si può ingrandire quanto si vuole, da una favicon di 16 pixel a un manifesto, senza mai sgranare. Le lettere sono scritte con EB Garamond, un carattere con licenza libera. Nel file però non c'è nessun carattere: le lettere sono state convertite in tracciati, cioè in pure forme geometriche, così il logo si vede uguale su qualsiasi computer, anche dove quel carattere non è installato. L'ingranaggio verde non viene da un font: è calcolato da un piccolo programma che disegna otto denti attorno a un cerchio e ne arrotonda gli spigoli. Il verde è lo stesso del vecchio logo, preso dal centro della sua sfumatura. Tutta la testata, motto compreso, sta in tre tracciati e pesa circa 60 kilobyte; il simbolo da solo, la C con "il", ne pesa tre.

Il logo nuovo, settembre 2026

Come ci siamo arrivati: un logo nato da una conversazione

Le "decine di versioni" di cui parlavamo non sono uscite da un tavolo da disegno. Sono nate da una conversazione con Claude Fable 5.1, un modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, in sei passaggi. Li raccontiamo perché il metodo ci sembra interessante almeno quanto il risultato, e perché chi ci legge ha il diritto di sapere come lavoriamo.

Primo passaggio: il contesto prima della richiesta. La prima istruzione non chiedeva subito un logo. Spiegava il problema: il vecchio marchio era diventato "troppo ludico" per una rivista che tratta argomenti seri, che ha alle spalle un'associazione e che si sta accreditando come giornale. Poi fissava i vincoli: un logo calligrafico, nero, al massimo con un dettaglio verde. Infine dava i riferimenti di genere: le testate de Il Post, del Sole 24 Ore, di Repubblica e del Corriere della Sera. Insieme alla richiesta c'era il logo originale come immagine. In gergo si parla di prompt contestualizzato: chi riceve la richiesta, umano o macchina, lavora meglio se sa perché gli si chiede una cosa e non solo che cosa. I riferimenti alle grandi testate servivano a indicare un linguaggio visivo, quello del giornale stampato, e non un modello da copiare.

Secondo passaggio: il formato giusto. Abbiamo chiesto il logo in SVG. È un dettaglio tecnico, ma decisivo. Un modello linguistico non "disegna": scrive testo. L'SVG è proprio un testo, un elenco di coordinate e di curve. Chiedere un SVG significa chiedere all'intelligenza artificiale di fare ciò che sa fare meglio, cioè scrivere codice. Il risultato si apre in un browser, si corregge a mano e si ingrandisce senza perdere qualità.

Terzo passaggio: allargare il campo. Dopo la prima proposta abbiamo chiesto altre tre varianti con tre caratteri graziati diversi. Poi abbiamo fatto una domanda aperta: "se dovessi fare tre proposte tue, in base a ciò che pensi del Cibernetico, come sarebbero?". È la fase che i designer chiamano divergente. Prima di scegliere si generano più alternative possibili, anche lontane dall'idea iniziale. La domanda aperta lasciava allo strumento lo spazio per proporre soluzioni che non avevamo immaginato. Da una di queste è nato il capolettera.

Quarto passaggio: stringere. Individuata la direzione, il capolettera con la C che racchiude la parola "il", abbiamo chiesto tre varianti costruite su quella base. Una doveva richiamare con la C l'ingranaggio del vecchio logo. È la fase convergente: il campo si restringe e ogni richiesta diventa più vincolata della precedente. Alla fine abbiamo scelto la versione originale del capolettera. L'ingranaggio è rimasto, ma spostato altrove.

Quinto passaggio: dal logo al kit. Una volta scelto il segno, la richiesta è diventata operativa. Volevamo il capolettera con il puntino della prima "i" di Cibernetico trasformato in un piccolo ingranaggio verde, nella stessa tonalità del logo originale. Volevamo anche un archivio completo con tutte le declinazioni: testata orizzontale, simbolo quadrato, versioni a colori e in negativo, e le esportazioni PNG più comuni per sito, social e favicon. Qui il compito dell'intelligenza artificiale non era più creativo ma di produzione. Il colore è stato ricavato dal file originale e l'ingranaggio è stato calcolato da un piccolo programma creato dal modello linguistico. I file sono stati generati in serie a partire da un'unica matrice.

Sesto passaggio: la correzione. Il primo kit era quasi giusto. L'ingranaggio compariva però anche sulla "i" dentro la C ed era un po' troppo grande. La correzione è stata puntuale: ingranaggio solo sulla prima "i" di Cibernetico, in tutte le versioni, e ridotto alle dimensioni del puntino della seconda "i". Poi abbiamo chiesto di rigenerare l'intero kit. È un punto che vale per qualsiasi lavoro fatto con questi strumenti: un feedback preciso ("questo elemento, in questa posizione, di questa misura") produce un risultato migliore di un generico "non mi convince".

Cosa ci ha insegnato. Riletta oggi, la conversazione segue lo stesso schema di un buon lavoro con un grafico: spiegare il contesto, esplorare, scegliere, produrre, correggere. L'intelligenza artificiale ha accelerato ogni fase e ha proposto l'idea da cui è nato il capolettera. Le scelte però sono state nostre, una per una: cosa scartare, cosa tenere, quando fermarsi. Il carattere usato, EB Garamond, è distribuito con licenza libera, e il logo finale è stato verificato a mano prima di essere adottato.

Video logo Il Cibernetico generato con Grok AI

Da blog a testata: a che punto siamo

Il logo è la parte che si vede. Quella che non si vede è fatta di domande, delibere e protocolli, ed è la parte che ci rende più orgogliosi.

Con delibera dell'8 luglio 2025, il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha iscritto Edoardo Ferri nell'Elenco Speciale annesso all'Albo. È l'elenco riservato ai direttori responsabili di periodici o riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico. L'iscrizione consente di assumere la qualifica di direttore responsabile de Il Cibernetico. La comunicazione ufficiale porta il protocollo n. 3937/2025 del 10 luglio 2025.

L'Ordine ha riconosciuto il carattere tecnico-scientifico della nostra rivista. Ha anche abilitato chi la dirige a risponderne come direttore responsabile, la figura che la legge sulla stampa pone a garanzia di ciò che viene pubblicato. L'Elenco Speciale è previsto dall'articolo 28 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, sull'ordinamento della professione giornalistica. Esiste perché le riviste specialistiche possano avere un direttore responsabile che sia un esperto della materia, senza che debba essere un giornalista professionista o pubblicista.

Il passo successivo è la registrazione della testata presso il Tribunale di Pavia, prevista dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. La pratica è in corso. Per una rivista diffusa solo online e con le nostre dimensioni, la registrazione non è obbligatoria: l'articolo 3-bis del decreto-legge n. 63 del 2012, convertito dalla legge n. 103 dello stesso anno, esonera dall'obbligo i piccoli editori telematici. Abbiamo scelto di farla comunque. Registrare una testata significa rendere pubblico chi è l'editore, chi è il direttore responsabile e chi risponde di ciò che si scrive. Ci sembra il modo più coerente di chiedere fiducia a chi ci legge. Quando il Tribunale avrà concluso l'iter, il numero di registrazione comparirà in fondo a ogni pagina del sito.

Una riunione con gli Autori

Una testata non è solo un logo e un numero di registro: è soprattutto le persone che ci scrivono. Per questo, nei prossimi mesi, il direttore editoriale Alessandro Agrati convocherà una riunione con tutti gli Autori de Il Cibernetico. Sarà l'occasione per fare il punto sul percorso fatto, presentare la nuova impostazione editoriale e decidere insieme come organizzare il lavoro della redazione ora che il progetto è diventato più grande. Gli Autori riceveranno la convocazione con data, modalità e ordine del giorno. Il mondo dell'elettrone, dello switch e la bellezza della banda sono ancora domini inesplorati: a noi tutti autori, lettori e curiosi non resta che continuare a esplorarli e approfondirli.

Marco Costantino

Marco Costantino

Informatico e appassionato di astronomia, lavora nel settore della Digital Health. Per Il Cibernetico segue l'evoluzione del mondo della tecnologia e delle criptovalute.

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