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Lyza cambiò ancora una volta canale: sullo schermo della TV apparvero le immagini di un uomo e una donna intenti ad accoppiarsi: lei, una bionda ossigenata dai seni enormi, gemeva in modo plateale mentre le mani di lui scorrevano sui quei monumenti all'arte della chirurgia estetica; lui aveva un aspetto anonimo ma, una volta spogliatosi, poteva vantare un'inguine perfettamente depilata dove risaltava il pene in erezione. Raggiunto il punto di non ritorno, mise in mostra la sua seconda dote, che consisteva in una spiccata abilità nell'imitare il verso del coyote.

Niente da fare, a quell'ora in televisione non trasmettevano nulla d'interessante. Rassegnata, Lyza impostò la TV per connettersi in rete: voleva dare un'occhiata alle ultime notizie prima di andare a dormire. Guardò per un attimo alla finestra, dove si stagliava la sagoma illuminata del Riverside Building. Un piccolo drone di sorveglianza, silenziosissimo, sfrecciò sopra i tetti. Selezionò l'icona del notiziario e lo schermo si riempì della quotidiana dose di immagini di morte e distruzione. L'esercito aveva riconquistato Longfield, una delle città dell'ovest insorte due mesi prima; un video mostrava una colonna di blindati avanzare lungo una strada fiancheggiata dalle macerie. Nella periferia meridionale della città, diceva l'annunciatrice, i combattimenti erano ancora in atto. In un altro video si poteva seguire la conferenza stampa rilasciata dal generale Harlington, comandante in capo delle forze armate: uno dei giornalisti presenti chiedeva al generale quanto fosse costata, in termini di vite umane, la riconquista di Longfield. Harlington, abituato a questo genere di domande, rispondeva che l'alto numero di vittime civili era da imputarsi al fatto che i ribelli si erano serviti della popolazione come scudo, trincerandosi nei pressi di ospedali e scuole.

Le altre notizie facevano da corollario a quella principale: in un'enfasi di trionfalismo, alcuni commentatori sostenevano che, grazie alla riconquista di Longfield, le forze ribelli si sarebbero ben presto ritirate dalle altre città per non finire circondate. Alcune immagini mostravano soldati governativi intenti nel salvataggio di alcuni bambini rimasti intrappolati sotto le macerie della loro scuola, colpita dalle bombe, e la successiva riconoscenza dei genitori verso i militari.

Lyza spense la TV. Era quasi l'una e mezza, ma non aveva per niente sonno; la preoccupazione per la sorte di sua figlia Helen, che non rivedeva da quando era incominciata l'offensiva nell'ovest, non la faceva dormire. Aveva perso il marito nove anni prima in un attentato alla metropolitana e, da allora, tutti i suoi sforzi erano stati diretti a tirare su quell'unica figlia, alla quale era legatissima. Il loro rapporto si era un po' incrinato quando Helen, finiti gli studi superiori, le aveva annunciato di volersi arruolare. Per un po' di tempo Lyza aveva cercato di farle cambiare idea, ma infine aveva accettato la scelta della figlia, pur non condividendola. Certo, tramite l'esercito si aprivano diverse opportunità dopo un certo numero di anni di servizio; d'altra parte la guerra che perdurava da anni aveva seminato lutti in diverse famiglie, soprattutto tra quelle dei militari. Lyza aveva dovuto accettare che sua figlia svolgesse una professione rischiosa che la teneva lontana da lei per diverso tempo. A quest'ultimo aspetto era stato difficile abituarsi: quando Helen era coinvolta in qualche operazione, le capitava di non avere sue notizie anche per diversi giorni. Quando sua figlia ne aveva la possibilità, la chiamava e restavano a parlare al telefono anche per ore, ma questo non poteva avvenire sempre: per tutelare la segretezza delle operazioni militari, i soldati non potevano portare con sè il cellulare e telefonare a proprio piacere. Visto che da un giorno e mezzo non si era fatta sentire, Lyza sospettava che sua figlia fosse impegnata in qualche azione. Forse era proprio a Longfield, magari a bordo di uno dei blindati che aveva visto nel video entrare trionfanti in città. Oppure, era morta.

Lyza cercò di scacciare questo pensiero dalla sua testa, ma non vi riuscì; da quando Helen era partita, ogni giorno era preparata a ricevere la triste notizia. Si era perfino immaginata la scena: il telefono che suonava nel cuore della notte, lei rispondeva e dall'altra parte della linea uno sconosciuto ufficiale le comunicava, costernato, la perdita di sua figlia. Poi il funerale, la bara coperta dalla bandiera e i commilitoni di Helen che le facevano le condoglianze. L'ufficiale al comando della compagnia le avrebbe detto che sua figlia era stata il miglior soldato che mai avesse avuto ai suoi ordini. Tutti i soldati che muoiono sono i migliori, del resto.

Puntualmente, come ogni volta che queste cose le passavano per la testa, fu presa dall'angoscia; aveva bisogno di aria fresca per liberarsi da quei pensieri nefasti! Non se la sentiva di uscire per strada a quell'ora della notte ma, se fosse scesa un attimo nel giardino condominiale, si sarebbe di certo sentita meglio. Così fu: appena uscì all'aperto, l'aria fresca proveniente dalle montagne la risvegliò dai suoi cattivi pensieri. Lyza alzò gli occhi al cielo: le stelle si contavano a centinaia. Erano le piccole cose come questa che la facevano tirare avanti; aveva una bella casa, in una città dal clima salubre e poteva godere degli spettacoli offerti dalla natura. Se solo questa dannata guerra potesse mai avere fine!

Era giunta al lato opposto del giardino e si stava riavviando verso casa per andare a dormire, quando con la coda dell'occhio colse una specie di lampo. Poi fu sbalzata lontano dallo spostamento d'aria e perse i sensi.

Il pick-up si era ormai lasciato alle spalle i terribili tornanti, e stava percorrendo una statale quasi completamente priva di traffico. Dall'altra parte della montagna si udì come un tuono.

- Sentito che botto? Questo era il tuo! - esclamò Tom.

- Ma che diavolo vai dicendo?

- Mentre tu impostavi la sveglia alle due, io l'ho impostata un quarto d'ora dopo.

- E perchè diavolo l'hai fatto? Avevi detto alle due!

- Sì, il primo missile doveva partire alle due. Ora, se tutto è andato come si deve, nel posto dov'è caduto accorreranno la polizia, i pompieri, l'esercito e chissà cos'altro. Ho calcolato che i tempi di intervento non dovrebbero essere superiori ai quindici minuti. Quindi, quando cadrà il secondo missile ci sarà un bel po' di gente ad attenderlo.

- Cazzo! Ma le pensi proprio tutte tu! Sei un grande Tom! - Sean era visibilmente pieno d'ammirazione. Tom di colpo si incupì.

- No, che non lo sono. Quella che abbiamo commesso stanotte è stata una cosa atroce. Siamo degli assassini, Sean! Ma questa maledetta guerra non ci dà altra scelta.

- Io penso che dovremmo affrontare i nostri nemici a viso aperto, invece di continuare a nasconderci come topi!

- Certo! Come no! Perché non lanciamo una bella offensiva in grande stile? Dammi retta, finiremmo rapidamente assediati, come è successo a Longfield. Hai visto com'è finita?

- A Longfield abbiamo dimostrato che, pur essendo meglio armati, non sono riusciti a piegare il nostro coraggio.

- Certo, ma è stata una dimostrazione piuttosto costosa per noi. Cinquecento caduti e quindici corazzati andati distrutti.

- Ma i governativi hanno avuto perdite ben superiori alle nostre!

- Insomma Sean, quello che cerco di far capire alla tua testa esaltata è che noi non ci possiamo permettere di combattere alla pari coi governativi. La sproporzione di forze è evidente ed è tutta a loro vantaggio. Hanno i carri armati, hanno gli aerei. La secessione invece ha solo gli stronzi come me e te!

- E allora cosa dovremmo fare? Arrenderci? Piegarci davanti ai governativi come quei vermi che leccano loro i piedi in cambio di qualche sacco di grano?

- Ho forse detto questo? No, nessuna resa. Solo, dobbiamo essere consapevoli che stiamo combattendo una guerra asimmetrica...

- Oh, Cristo! Ci risiamo con la stronzata della guerra aritmetica!

-Asimmetrica, ho detto asimmetrica! E non è per nulla una stronzata. Il governo ci combatte da quasi trent'anni, Sean, come credi che siamo riusciti a sopravvivere finora? Di certo non grazie ai pazzi esaltati che cercano lo scontro frontale.

- Ma se non affrontiamo i nostri nemici una volta per tutte, non potremo mai vincere questa guerra!

- Ecco, proprio questo è il tuo guaio, Sean: credi ancora alla favola della vittoria. No, ragazzo mio, il nostro obiettivo in questa guerra non è la vittoria. Il nostro scopo principale è impedire la vittoria ai nostri nemici!

Sean restò ammutolito e scosso; Tom certe volte diceva cose strane... forse poteva sembrare un po' matto, ma era pur sempre un combattente veterano. Se parlava così, non era certo per dire sciocchezze.

I due rimasero in silenzio, finchè non risuonò la seconda esplosione.

- Ed ecco il mio! - riprese Tom - Con il raid di stanotte abbiamo dimostrato che, pur con i nostri pochi mezzi, siamo stati in grado di colpire una delle loro città, dove si sentivano al sicuro.

Sean continuava a restare in silenzio. Tom fece un mezzo sorriso: forse era riuscito finalmente a far ragionare il ragazzo. Certo, ci sarebbero volute altre discussioni come quella ma, lo sentiva, quella notte era riuscito a far breccia nel muro di convinzioni che Sean si era costruito. Aveva fatto bene a impedire che il ragazzo fosse mandato a combattere a Longfield, chiedendo di farselo assegnare come aiutante per quella missione rischiosa all'est.

- Ehi Tom, accosta un attimo - Sean ruppe il silenzio - Mi scappa da pisciare.


continua